Passende perspectieven Implementatiemap voor onderwijsadviseurs Mei 2014

60  Download (0)

Hele tekst

(1)
(2)

SOMMARIO

1. NORMATIVA DI RIFERIMENTO E VINCOLI 5

1.1 Normativa idraulica... 5

1.2 Altre normative di riferimento particolare ... 6

2. STATO ATTUALE DELLA ZONA DEGLI INTERVENTI 8 2.1 Caratteristiche generali ... 8

2.2 Caratteristiche idrauliche... 8

3. INTERVENTI 11 3.1 Criteri di scelta della soluzione progettuale... 11

3.2 Considerazioni sulla scelta degli interventi ... 11

3.3 Descrizione tipologica degli interventi... 12

3.4 Soluzioni progettuali analizzate... 13

3.4.1 Generalità ... 13

3.4.2 Soluzione 1 ... 13

3.4.3 Soluzione 2 ... 14

3.4.4 Soluzione 3 ... 15

3.4.5 Soluzione 4 ... 15

3.5 Scelta della soluzione progettuale ... 16

4. FATTIBILITÀ DELLINTERVENTO 17 4.1 Fattibilità ambientale... 17

4.2 Fattibilità geologica... 17

4.3 Fattibilità urbanistica ... 18

5. DISPONIBILITÀ DEI TERRENI 19 5.1 Generalità ... 19

5.2 Stima delle indennità ... 19

6. INTERAZIONE CON IMPIANTI E SERVIZI ESISTENTI ED EVENTUALE UTILIZZO DEGLI STESSI 20 6.1 Interazioni ... 20

6.2 Utilizzo di impianti esistenti... 20

7. ASPETTI FUNZIONALI 21 7.1 Profilo delle opere da realizzare... 21

7.2 Accessibilità ... 21

(3)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI) Relazione generale 2

(4)

Premessa

A seguito dell’incarico conferito agli scriventi dalla Provincia di Pisa si redige il presente progetto esecutivo degli interventi di messa in sicurezza del sistema dei corsi d’acqua nella parte sud dell’abitato di Canneto, frazione del comune di Monteverdi Marittimo, in provincia di Pisa.

Oggetto degli interventi è un tratto di lunghezza pari a circa 300 m di un affluente secondario del torrente Sterza, a valle dell’attraversamento della strada statale n. 329 del Passo di Bocca di Valle. Gli interventi sono inseriti nel “Piano strategico di riequilibrio idrogeologico del bacino del Fiume Cecina L. 183/1989 – D.P.R. 331/2001”.

Il corso d’acqua oggetto di intervento è all’interno del bacino del torrente Sterza, che nel Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) redatto dall’Autorità di Bacino Toscana Costa e approvato con D.C.R.T. n. 13 del 25/01/2005 è indicato con il numero 11 e appartiene all’Ambito Idrografico Omogeneo n. V – Bacini del Fiume Cecina (si veda il Piano degli interventi del PAI). La Tavola n. 23 della Carta di Tutela del Territorio descrive la pericolosità idrogeologica dell’area: all’interno della zona degli interventi è presente una zona PIE (Pericolosità Idraulica Elevata), che occupa parte della zona residenziale a sud del nucleo principale della località.

La necessità di messa in sicurezza scaturisce dalla presenza di questa situazione di rischio, soprattutto in considerazione della notevole urbanizzazione dell’area e della presenza di un buon numero di civili abitazioni. I dissesti verificatisi nella parte terminale del reticolo e il precario stato di manutenzione del corso d’acqua rendono improrogabile la sistemazione idraulica, anche in vista dell’espansione del centro abitato in due aree di lottizzazione già in fase di realizzazione..

Il progetto redatto costituisce un lotto funzionale a se nell’ambito degli interventi denominati dalla Provincia di Pisa «Torrente Sterza - Interventi per la salvaguardia centri abitati e infrastrutture a rete, l’aumento della ricarica naturale della falda, l’incremento del trasporto solido e di sistemazione idraulico forestale»; il secondo lotto funzionale, relativo alla realizzazione di una briglia nell’asta principale del torrente Sterza viene redatto dagli stessi progettisti separatamente, trattandosi di altra area di intervento e di opere di tipo differente; i due progetti, in ogni caso, sono funzionalmente connessi poiché entrambi rispondono alle esigenze dettate dal Piano strategico di riequilibrio idrogeologico del bacino del Fiume Cecina.

Il progetto viene redatto dal R. T. I. INGEO – H. S. Ingegneria; il progettista dell’intervento è il dott. ing.

Paolo Barsotti dello Studio INGEO di Lucca; la consulenza di natura geologica è del dott. Geol. Luigi Giammattei dello Studio INGEO di Lucca; le competenze relative alla sicurezza dei lavori sono effettuate dal dott. ing. Renzo Bessi dell’HS Ingegneria di Capannoni (LU).

La presente relazione è composta secondo le indicazioni dell’articolo 19 del DPR 21 dicembre 1999, n. 554, Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, limitatamente agli articoli non abrogati.

(5)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI) Relazione generale 4

(6)

1. NORMATIVA DI RIFERIMENTO E VINCOLI 1.1 Normativa idraulica

La normativa idraulica di riferimento è il Piano di assetto idrogeologico (di seguito sinteticamente indicato come P.A.I.) redatto dall’Autorità di Bacino Toscana Costa e approvato con D.C.R.T. n. 13 del 25/01/2005. Il bacino in esame appartiene al sottobacino n. 11 (bacino dello Sterza) della Carta dei Bacini del P.A.I. e si trova all’interno del macro-bacino del Fiume Cecina; l’ubicazione del bacino in tale cartografia è indicata nella seguente Figura 1.1.

Figura 1.1 – Ubicazione dell’area oggetto degli interventi nella Carta dei Bacini del P.A.I.

Sempre la stessa normativa individua nella zona di intervento la presenza di un’area P.I.E.

(Pericolosità idraulica elevata), come viene evidenziato nella Carta di Tutela del Territorio (Tavola di riferimento n. 23, rappresentata nella seguente Figura 1.2). Si evidenzia come la pericolosità idraulica occupi un territorio discretamente urbanizzato, con complessi residenziali esistenti.

(7)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI) Relazione generale 6

Figura 1.2 – Carta di Tutela del Territorio – Stralcio della Tavola 23

Figura 1.3 – Legenda della Carta di Tutela del Territorio 1.2 Altre normative di riferimento particolare

Oltre a tutte le leggi e i decreti vigenti al momento della realizzazione delle opere si ricordano, per la loro importanza durante i procedimenti da attuare, le seguenti normative:

• DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001, n. 325 - Testo unico delle disposizioni legislative in materia di espropriazione per pubblica utilità;

• LEGGE REGIONALE n. 79 del 03/11/1998 (Boll. n 37 del 12/11/1998, parte Prima , SEZIONE I) -

«Norme per l’applicazione della valutazione di impatto ambientale»; D. G. R. T. - N. 79 del 29/01/2001 (Boll. n 8 del 21/02/2001, parte Seconda , SEZIONE I ) - Circolare interpretativa per l’applicazione dell’art. 11 della LR 79/98 (Procedura di verifica);

• DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 luglio 1996 - Istituzione dell'Ente Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano (G. U. n. 290 dell’11 Dicembre 1996);

(8)

• DECRETO LEGISLATIVO 12 APRILE 2006, n. 163, Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi, forniture

• DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 21 dicembre 1999, n. 554, Regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici 11 febbraio 1994, n. 109, e successive modificazioni, limitatamente agli articoli non abrogati.

(9)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI) Relazione generale 8

2. STATO ATTUALE DELLA ZONA DEGLI INTERVENTI 2.1 Caratteristiche generali

L’area di intervento è posta nella parte meridionale dell’insediamento principale di Canneto, frazione con di notevole pregio paesaggistico del comune di Monteverdi Marittimo, in provincia di Pisa (vedi Figura 2.1). Il bacino oggetto di sistemazione è caratterizzato dalla presenza di aree residenziali per la maggior parte concentrati a valle della s.s. n. 329 del Passo di Bocca di Valle, che risulta la maggior arteria stradale dell’area; non mancano attività commerciali.

Figura 2.1 – Area di intervento – Foto da satellite

L’inquadramento dell’area è riportato anche nell’elaborato grafico TAV 01, nel quale si riporta una corografia della zona in esame.

2.2 Caratteristiche idrauliche

Il bacino in esame si colloca all’estremo meridionale del bacino dello Sterza, affluente sinistro del Cecina, al confine con il bacino del Cornia. Infatti l’asta principale del sistema su cui si prevede la maggior parte degli interventi è un affluente sinistro del fosso Rinotri, che a sua volta si immette dello Sterza; il fosso non è caratterizzato da alcuna denominazione particolare1.

1 Soltanto nella planimetria catastale (un estratto della quale è riportato nella tavola 04) tale fosso è individuato con il nome “Fosso delle Capannoccie”.

(10)

Gli interventi interessano:

• Le aste a monte della s.s. n. 329, che risultano poco più che scoline e fossette

• Il sistema di attraversamenti della s.s. n. 329, che coincide con la rete di drenaggio dell’arteria stradale stessa

• L’asta principale del bacino, a valle della s.s. n. 329

Figura 2.2 – La s.s. n. 329 del Passo di Bocca di Valle divide la parte alta e la parte bassa del bacino in esame La sezione terminale del bacino insiste su una superficie molto limitata (inferiore a 0.5 km2) e per questo le sezioni dei corsi d’acqua non risultano avere una sezione importante, tanto da confondersi, in corrispondenza della s.s. n. 329, con la rete di fognature bianca: l’organizzazione di tale rete, di cui si segnala il precario stato di manutenzione, riveste un ruolo fondamentale per la determinazione del sistema di smaltimento delle acque meteoriche dell’intero bacino.

A valle della s.s. n. 329, il sistema idraulico risulta caratterizzato da un’asta principale ben definita.

Tale corso d’acqua è, in un primo tratto, tombato (per una lunghezza di 100 m) e corre al di sotto di campi coltivati: successivamente dispone di un alveo a sezione più ampia e incassato rispetto al piano di campagna:

la lunghezza di tale tronco, lungo la quale si concentra la parte più corposa degli interventi, è di 170 m. In particolare, per quanto riguarda il tratto terminale, la quota dei campi posta in sinistra idraulica è molto superiore rispetto al fondo del canale: ciò implica la presenza di una parete spondale di altezza considerevole in terra, soggetta a dissesti (Figura 2.3). Il maggiore di questi risulta un vero e proprio collasso della sponda per una lunghezza di 20 m.

La notevole acclività sia del fondo dei corsi d’acqua che delle pareti spondali risulta la principale artefice di tale problematica, che in qualche tratto appare ancor più preoccupante rispetto a quella del contenimento delle portate di piena.

(11)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI) Relazione generale 10

Figura 2.3 – Alveo del fosso in esame a valle della s.s. n. 329. La foto è scattata da valle verso monte, dalla destra idraulica: si evidenzia l’acclività e l’altezza del paramento spondale sinistro, che risulta notevolmente instabile

Sostanzialmente, le problematiche del sistema, analizzate nel loro complesso, sono:

1. Insufficienza delle sezioni di deflusso, soprattutto nella zona valliva e in corrispondenza degli attraversamenti;

2. Interferenze con infrastrutture pubbliche quali strade comunali sia per la presenza di attraversamenti sia per la contiguità per tratti estesi.

3. Cattiva manutenzione delle attuali opere di sponda, caratterizzate da visibili problemi di erosione e da numerosi collassi diffusi lungo tutti i corsi d’acqua.

Sulla scia delle osservazioni precedenti vengono impostati i criteri progettuali assunti alla base delle scelte effettuate.

(12)

3. INTERVENTI

3.1 Criteri di scelta della soluzione progettuale

I criteri delle scelte progettuali utilizzati per lo sviluppo del presente sono i seguenti:

1. Soluzione complessiva delle problematiche idrauliche;

2. Necessità di non trasferire e/o aumentare il rischio a zone limitrofe a quelle poste in sicurezza;

3. Compatibilità paesaggistica e riduzione dell’impatto ambientale delle opere di progetto tramite l’uso di materiali reperibili in loco e, ove possibile, di tecniche di ingegneria naturalistica;

4. Limitazione dei disagi alle strutture produttive, alle infrastrutture e al regolare funzionamento dei corsi d’acqua durante i lavori.

Si vuole sottolineare soprattutto il primo criterio: la definizione degli interventi di natura idraulica non può prescindere dal sistema complessivo o, comunque, di una porzione significativa dello stesso; in questo senso si ottempera anche alla condizione del «non trasferimento del rischio idraulico». Gli interventi previsti sono stati analizzati con riguardo al complesso del sistema bacino imbrifero.

3.2 Considerazioni sulla scelta degli interventi

Per la riduzione del rischio idraulico si possono attuare sostanzialmente due strategie:

• diminuire le portate defluenti all’interno del corso d’acqua attraverso opere di la laminazione delle piene o la realizzazione di diversivi o scolmatori

• aumentare la capacità di deflusso dell’alveo, agendo sulla morfologia dell’alveo (incremento delle sezioni del corso d’acqua, variazioni della pendenza del fondo, aumento della scabrezza del corso d’acqua)

Il primo tipo di provvedimento è legato alla disponibilità di aree atte ad assolvere a questa funzione e fruibili come aree di espansione per il corso d’acqua: tali zone devono essere contraddistinte da scarsa acclività e da scarsa urbanizzazione. Questo scenario, tuttavia, non è quello in esame, in quanto, sia le aste inferiori che quella principale scorrono lungo versanti tutt’altro che pianeggianti, che, perlopiù, ospitano insediamenti antropici nella maggior parte dei casi di tipo residenziale. Il ricorso ad una cassa di laminazione risulterebbe perciò improprio da un punto di vista idraulico, impattante in termini ambientali, oneroso economicamente e inaccettabile sul piano sociale. La realizzazione di diversivi o scolmatori non può neanche essere presa in considerazione, vista la limitatezza dell’impluvio in cui si sviluppa il corso d’acqua in esame. Anche il “Piano strutturale degli interventi”, facente parte della documentazione del PAI più volte citato, non prevede opere di questo tipo.

(13)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI) Relazione generale 12

Figura 3.1 – Carta degli interventi strutturali del P.A.I. Toscana Costa

Figura 3.2 – Legenda della Carta degli interventi strutturali

Di conseguenza la progettazione deve necessariamente seguire la seconda strategia. Gli adeguamenti necessari per le sezioni risultano più funzionali rispetto ai metodi per la riduzione della portata e molto meno impattanti da un punto di vista ambientale e territoriale: la risagomatura e l’ampliamento delle sezioni si possono spesso ottenere con la realizzazione di opere di limitata entità come il rialzamento delle sommità spondali, la costruzione o la sistemazione di muretti di contenimento o semplicemente attraverso una mera risagomazione. L’adeguamento più rilevante da porre in opera riguarda l’attraversamento posto più a sud dell’abitato di Canneto, attualmente insufficiente: inoltre, nella configurazione di progetto, tale sezione dovrà accogliere portate incrementate rispetto allo scenario esistente. Di ciò saranno date esaustive spiegazioni nella relazione idrologica (REL 03.1).

Gli interventi da prevedere nella parte terminale, invece, riguardano, più che un aumento della capacità di deflusso, un incremento della consistenza delle sponde per far fronte ai dissesti qui rilevati.

Per quanto riguarda il trasporto solido, le soluzioni studiate, in base alle indicazioni precedenti, ne tengono implicitamente conto: infatti l’aumento della consistenza delle sponde risponde ai problemi di erosione evidenziati nel corso dei sopralluoghi. Nei riguardi del materiale “flottante” ci si premunisce garantendo, negli scenari progettuali, una facile accessibilità al corso d’acqua, onde favorire operazioni di pulizia e manutenzione che scongiurino l’innescarsi del trasporto del materiale vegetale o degli inerti di piccole dimensioni eventualmente movimentati dalla corrente. La presenza di tratti a pendenza costante, infine, permette la regolarizzazione del flusso della corrente, con effetti benefici nei riguardi dell’azione erosiva della stessa.

3.3 Descrizione tipologica degli interventi

Nel dettaglio, gli accorgimenti che permettono un aumento della capacità di deflusso dei corsi d’acqua si possono riassumere sostanzialmente nei seguenti punti:

1. L’adeguamento delle sezioni idrauliche per garantire il deflusso della portata di progetto, in particolare quelle degli attraversamenti

2. Il consolidamento delle pareti dell’alveo, per far fronte ai problemi di erosione e ai dissesti provocati dall’energia della corrente

3. La razionalizzazione della rete di fognatura bianca

(14)

Gli interventi facenti capo ai primi due punti sono stati affrontati attraverso il dimensionamento di

“sezioni tipo”, da realizzare lungo il corso d’acqua; il terzo ha condotto alla scelta di modificare l’organizzazione della rete di fognatura bianca, potenziandola, semplificandola e cercando di sgravare l’area PIE da un’aliquota delle acque provenienti da monte, concentrandole in corrispondenza di un unico attraversamento.

Per l’individuazione delle sezioni tipo lungo l’asta si fa riferimento all’elaborato grafico TAV 02 (Stato di progetto). In questa tavola, inoltre, dall’analisi del profilo longitudinale, si può apprezzare la regolarizzazione della pendenza del fondo alveo, già citata in precedenza.

Per l’attraversamento, le dimensioni delle sezioni tipo sono state scelte in modo tale da poter far ricorso a manufatti prefabbricati in c.a., il cui allestimento potrebbe risultare vantaggioso in cantiere;

chiaramente è da prevedere il rivestimento in muratura di pietrame o in materiale naturale (legname) di tali opere in modo tale da limitarne l’impatto ambientale.

3.4 Soluzioni progettuali analizzate 3.4.1 Generalità

Per la sistemazione del bacino sono state prese in considerazione varie ipotesi progettuali, tutte efficaci da un punto di vista idraulico con effetti diversi per quanto riguarda l’inserimento nel territorio, l’impatto ambientale e l’impegno economico ad esse connesso. Gli elaborati di progetto relativi a queste soluzioni furono consegnati alla provincia di Pisa in data 7 agosto 2007.

Tali soluzioni sono state prese in visione dagli Enti competenti (in particolare dall’Amministrazione comunale, provinciale e dall’Autorità Idraulica rappresentata e dall’Autorità di Bacino Toscana Costa) durante incontri che sono avvenuti a decorrere dalla consegna degli elaborati relativi alle diverse soluzioni analizzate. L’analisi dei vantaggi e degli svantaggi di ogni scenario prospettato e un sopralluogo finale sulle zone di intervento hanno condotto alla scelta della soluzione presentata nell’ambito del presente progetto. Di seguito si fornisce una descrizione indicativa delle ipotesi progettuali studiate; quella su cui si è registrata convergenza degli Enti competenti è quella indicata come “Soluzione 4”.

Si fa presente che tutte le soluzioni presuppongono la deviazione delle acque provenienti dal bacino

“centro” in corrispondenza della s.s. n. 329, verso il nuovo canale, mediante un prolungamento del tratto di fognatura bianca fino alla confluenza nel fosso naturale a monte della strasa statale n. 329: la messa in opera di tale intervento è già prevista nell’ambito delle lottizzazioni indicate in premessa ed è a carico dei lottizzanti, e pertanto è esclusa dalla presente progettazione; nell’edizione precedente dei progetti era invece ricompressa e deliniata.

Si è inoltre preso atto della avvenuta sistemazione del corso d’acqua in esame a monte dell’attraversamento della s.s. n. 329 (sempre ad opera dei lottizzanti), realizzata attraverso la regolarizzazione delle sezioni e del profilo e l’applicazione di una rivestimento in muratura di pietrame applicato tanto sulle sponde che sul fondo dell’alveo. Da un punto di vista idraulico, la morfologia dell’alveo in tale tronco risulta idonea al contenimento delle portate di massima piena.

Di seguito, per dare completezza della descrizione dell’iter concettuale seguito nell’ambito della progettazione, si fornisce una breve descrizione delle soluzioni studiate (1, 2 e 3) e di quella adottata.

3.4.2 Soluzione 1

La soluzione 1 prevedeva essenzialmente i seguenti interventi:

• Realizzazione di uno scatolare passante al di sotto della s.s. n. 329: per tale manufatto è stato fatto

(15)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI)

REL A – Relazione illustrativa 14

• Smantellamento del tombamento insufficiente attualmente presente a valle della s.s. n. 329 e sostituzione con un tratto di canale a cielo aperto (con mantenimento dello stesso tracciato a livello planimetrico). La scelta di un canale a cielo aperto, oltre a garantire il deflusso delle portate di progetto in condizioni di sicurezza, facilita le operazioni di manutenzione ed è, da un punto di vista igienico – sanitario, preferibile. La profondità del canale da realizzare è stata prevista intorno a 1.25 – 1.5 m, molto minore a quella a cui è posto il fondo del tombamento attuale: ciò permette di ridurre enormemente gli scavi per la realizzazione del canale e le aree di occupazione da prevedere. Tuttavia, una tale configurazione altimetrica impone la realizzazione di un consistente salto di fondo (h = 2 ml) in corrispondenza dello sbocco dell’attuale tombamento, in cui il canale di progetto si innesta nell’alveo esistente. Vista la consistenza del salto di fondo è necessario corazzare il fondo del corso d’acqua in corrispondenza e a valle di quest’ultimo.

• Risagomatura dell’alveo con aumento della capacità di deflusso, soprattutto a valle dell’attraversamento della s.s. n. 329. Le sezioni di progetto sono sostanzialmente sempre incassate, con geometria riassumibile in 2 categorie:

1. Sezioni naturale trapezia (“sezione tipo 1”)di altezza 1.25m, con larghezza di base pari a 2 m, sponde con scarpa 1 a 1 e protezione di sponda prevista in corrispondenza del contorno bagnato (fino ad un’altezza pari a 0.75 m); la protezione potrà essere realizzata con scogliere in massi non legati, vista la limitata entità dell’altezza della sezione

2. Sezione mista (“sezione tipo 2”), con una sponda in terreno naturale, inclinazione 1 a 1 e protezione di sponda analoga al caso precedente e un muretto di contenimento dall’altro lato.

Tale geometria è stata elaborata per tener conto dei muretti che delimitano le proprietà in adiacenza al tracciato del fosso

Se la geometria della sezione è tale che la sommità delle scarpate è inferiore al piano di campagna, è da prevedersi un tratto di raccordo tra sommità della sezione e piano di campagna, realizzato con terra e sagomato con un’opportuna scarpa (superiore o uguale a 3 su 2)

• Sistemazione del dissesto riscontrato in corrispondenza della sezione 2: questo intervento in realtà non è di natura idraulica, in quanto in quel tratto le sezioni risultano abbondantemente verificate, ma di tipo geotecnico. Si prevede di realizzare il consolidamento attraverso la realizzazione della scogliere al piede della sezione e diminuendo la pendenza del paramento di raccordo tra sezione idraulica e piano di campagna (mediante versanti con scarpa 2 a 1)

• Stabilizzazione delle pareti spondali instabili e aumento della resistenza nei confronti della forza erosiva della corrente attraverso la realizzazione di protezioni di sponda con scogliere del piede della sezione, come descritto nei punti precedente. Si fa presente la necessità di garantire un idoneo ammorsamento della struttura di consolidamento ai terreni laterali: tale obbiettivo si può perseguire sia ancorando lateralmente i massi, sia imponendo alle scogliere un piano di posa 40cm più basso rispetto al fondo del canale

3.4.3 Soluzione 2

La soluzione 2 è simile alla soluzione 1, dalla quale differisce in modo significativo soltanto per la gestione del tratto a valle dell’attraversamento della s.s. n. 329; infatti si conferma lo smantellamento del tratto tombato, pur prevedendo una leggera deviazione del corso d’acqua rispetto al tracciato originale. Il nuovo percorso si sposta, seppur in misura modesta, verso i campi in sinistra idraulica in modo tale da garantire la presenza di uno spazio per la costruzione di un canale interamente naturale, senza il ricorso a muretti di sponda; così facendo, il dislivello presente a valle della sezione 8 (si veda l’elaborato grafico E.2)

(16)

tra la destra e la sinistra idraulica è gestito mantenendo il canale in sinistra (lasciandolo piuttosto superficiale rispetto ai campi limitrofi) e realizzando una scarpata più consistente in destra, sul lato “esterno argine”.

Questa soluzione prevede infatti un’arginatura in destra idraulica laddove attualmente è presente il letto del corso d’acqua: la realizzazione di una scarpata esterna rispetto al tracciato del corso d’acqua fa sì che questa non sia sottoposta all’azione erosiva del deflusso delle acque contenute nel fosso. E’ stata inoltre predisposta una serie di salti di altezza intorno ai 50 cm, anziché un unico salto di fondo di dimensioni molto più significative, come nella soluzione precedente. In generale, in questa configurazione, diminuisce l’entità delle opere puntuali e dei muretti di sponda (non si prevede la presenza di sezioni “tipo 2”). La soluzione 2 coincide con la soluzione 1 per quanto riguarda la zona a monte dell’attraversamento stradale

Andando nel dettaglio, la soluzione prevede:

• Realizzazione di uno scatolare passante al di sotto della s.s. n. 329, analogamente alla soluzione 1

• Smantellamento del tombamento insufficiente attualmente presente a valle della s.s. n. 329 e sostituzione con un tratto di canale a cielo aperto (senza il mantenimento dello stesso tracciato).

La geometria delle sezioni è analoga alle sezioni “tipo 1” della soluzione 1, rispetto alla quale si hanno differenze di tracciato e di profilo di fondo (il dislivello è ottenuto attraverso n. 3 salti di fondo anziché con 1). Non si fa ricorso a muretti di contenimento (non andando a utilizzare i muretti di delimitazione delle proprietà private presenti soprattutto in destra idraulica).

• Sistemazione del dissesto riscontrato in corrispondenza della sezione 2, analogamente alla soluzione 1

• Stabilizzazione delle pareti spondali instabili e aumento della resistenza nei confronti della forza erosiva della corrente, analogamente alla soluzione 1

3.4.4 Soluzione 3

La soluzione 3 differisce dalle altre per il mantenimento del tombamento a valle della s.s. n. 329, seppur attraverso uno scatolare di dimensioni significativamente maggiori rispetto al tubo attualmente presente di diametro 1 m: sostanzialmente questa soluzione risulta quella che induce meno variazioni nel tessuto urbanistico della zona, ma anche la più impegnativa da un punto di vista realizzativo ed economico, come si evincerà dall’analisi dei costi di seguito riportata.

Dettagliando gli interventi si avranno:

• Realizzazione di uno scatolare passante al di sotto della s.s. n. 329, analogamente alla soluzione 1

• Smantellamento del tombamento insufficiente attualmente presente a valle della s.s. n. 329 e sostituzione con uno scatolare di dimensioni analoghe a quelle con le quali è realizzato l’attraversamento dell’infrastruttura viaria, con un numero di ispezioni adeguato

• Sistemazione del dissesto riscontrato in corrispondenza della sezione 2, analogamente alla soluzione 1

• Stabilizzazione delle pareti spondali instabili e aumento della resistenza nei confronti della forza erosiva della corrente, analogamente alla soluzione 1

3.4.5 Soluzione 4

La soluzione 4 rappresenta un compromesso fra la 3 e la 1; infatti prevede il mantenimento del tombamento a valle della s.s. n. 329, con uno scatolare più ampio rispetto a quello attuale solo per metà del suo sviluppo, mentre per il tratto rimanente si prevede la realizzazione di una sezione a cielo aperto, analogamente allo scenario esposto nella precedente soluzione 1.

(17)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI)

REL A – Relazione illustrativa 16 Riassumendo si effettueranno i seguenti interventi:

• Realizzazione di uno scatolare passante al di sotto della s.s. n. 329, analogamente alla soluzione 1

• Smantellamento del tombamento insufficiente attualmente presente a valle della s.s. n. 329; per il primo tratto dello sviluppo del precedente manufatto si prevede la messa in opera di uno scatolare di dimensioni analoghe a quelle con le quali è realizzato l’attraversamento dell’infrastruttura viaria, mentre per nel secondo tratto si dispone la realizzazione di una sezione a cielo aperto (tipo 1);

• Sistemazione del dissesto riscontrato in corrispondenza della sezione 2, analogamente alla soluzione 1

• Stabilizzazione delle pareti spondali instabili e aumento della resistenza nei confronti della forza erosiva della corrente, analogamente alla soluzione 1

3.5 Scelta della soluzione progettuale

Come già anticipato, a seguito di sopralluoghi e riunioni, gli Enti competenti hanno individuato la soluzione n. 4 come idonea per la risoluzione delle problematiche idrauliche. Pertanto nel seguito del presente progetto, si farà riferimento soltanto alla soluzione scelta.

(18)

4. FATTIBILITÀ DELLINTERVENTO

Le considerazioni che seguono sono una analisi della fattibilità della soluzione progettuale individuata. La fattibilità dell’intervento dovrà essere valutata sulla base dei seguenti fattori:

1. Fattibilità ambientale 2. Fattibilità geologica

3. Fattibilità in termini di rispetto di vincoli

4.1 Fattibilità ambientale

Ai sensi dell’art. 6 della L. R. n. 79/98 - Norme per l’applicazione della valutazione di impatto ambientale il progetto in esame ricade nei «casi di esclusione» dalla procedura di V. I. A. o di verifica di cui all’Art. 11 in quanto:

• L’intervento è classificabile come manutenzione straordinaria

• l’intervento è volto a salvaguardare l’incolumità delle persone da un pericolo che, per sua natura, può essere imminente, dato che non è prevedibile il momento in cui si possa verificare l’evento duecentennale.

In ogni caso, proprio per l’ubicazione delle opere, in un contesto paesaggistico di pregio, si sono adottate particolari misure per la riduzione dell’impatto ambientale e per il corretto inserimento delle opere nel contesto paesaggistico proprio della zona. In particolare:

• Non saranno effettuate opere con cemento armato a faccia vista, ad eccezione delle «copertine»

dei muri, i manufatti saranno rigorosamente rivestiti in pietrame locale o in legname;

• Gli interventi previsti nell’alveo sono interamente realizzati con materiali naturali (prevalentemente terra), elementi lapidei naturali, o pietrame di tipo locale;

• Gli attraversamenti, necessariamente con struttura portane in c. a., sono previsti con rivestimento in muratura di pietrame di tipo locale o legname;

• Riguardo alle sistemazioni delle aste si farà uso prevalente di tipologie naturali (quali terre rinforzate con tecniche varie, fra cui quelle di ingegneria naturalistica); l’utilizzo delle murature sarà previsto solo nei casi seguenti:

a) Ripristini di opere pre-esistenti regolarmente autorizzate;

b) Necessità di funzione statica prevalente (ad esempio muretti di sponda con funzione di sostegno del rilevato esistente;

c) Situazioni geometricamente obbligate (passaggio del corso d’acqua attraverso restringimenti o invarianti territoriali non evitabili con necessità di inclinazione delle sponde).

Gli accorgimenti precedenti consentono di raggiungere gli obiettivi del P. A. I. del Bacino Toscana Costa, mantenendo gli equilibri ambientali esistenti e preservando il pregio paesaggistico della zona.

4.2 Fattibilità geologica

La fattibilità geologica generale è senz’altro verificata, poiché trattasi di opere con moderato impatto in termini di alterazione di tensioni sul terreno; inoltre non vengono sostanzialmente modificati equilibri geomorfologici e idrogeologici.

Saranno valutati durante le indagini geologiche di dettaglio i parametri di permeabilità e resistenza dei terreni oltre che le caratteristiche litologiche e granulometriche.

(19)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI)

REL A – Relazione illustrativa 18 4.3 Fattibilità urbanistica

Gli interventi avvengono esclusivamente nella zona di rispetto del corso d’acqua e sono perfettamente compatibili con le destinazioni d’uso del vigente strumento urbanistico.

Sarà tuttavia necessario valutare, a seguito della decisione circa la soluzione da adottare per l’intervento previsto, la eventuale necessità di variazione della destinazione di uso per l’apposizione di vincolo pre-ordinato all’esproprio ai sensi del D. Lgs. N. 325 dell’8/6/2001 nelle zone, peraltro estremamente limitate, dove il corso d’acqua verrà ampliato. Tale variazione, infatti, potrà richiedere l’adozione e approvazione di una variante urbanistica per rendere il progetto fattibile in relazione agli Strumenti Urbanistici del Comune di Monteverdi Marittimo.

Le superfici interessate dall’intervento nei tre casi analizzati sono riportati sull’elaborato TAV 04 – planimetria catastale.

(20)

5. DISPONIBILITÀ DEI TERRENI 5.1 Generalità

Per quanto riguarda la realizzazione degli interventi sulle aste dei corsi d’acqua gli stessi avverranno quasi interamente in area demaniale di pertinenza dei corsi d’acqua medesimi; pertanto nella maggior parte dei casi non sarà necessario acquisire in maniera definitiva, ma si prevede solo un periodo di occupazione temporanea di terreni limitrofi necessari per la realizzazione delle opere. L’entità delle zone da sottoporre ad occupazione temporanea non supererà, di norma, i dieci metri dal ciglio di sponda e il periodo di occupazione temporanea è da stimare precauzionalmente in 5 anni. L’esproprio riguarderà zone limitate di territorio, per di più in adiacenza al corso d’acqua e perciò non risulterà una misura altamente invasiva per i lotti interessati.

A seguito dell’approvazione del progetto preliminare già presentato si reputa opportuno che l’amministrazione Comunale di Monteverdi Marittimo proceda con l’apposizione dei Vincoli preordinati all’esproprio delle aree dove saranno realizzate le opere in modo da consentire la corretta esecuzione dei procedimenti per l’immissione in possesso delle stesse e il pagamento delle indennità ai legittimi proprietari secondo quanto stabilito dal DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001, n. 325 - Testo unico delle disposizioni legislative in materia di espropriazione per pubblica utilità.

5.2 Stima delle indennità

La determinazione dei costi degli indennizzi e delle procedure di esproprio e occupazione temporanea è stata condotta in maniera analitica ed è riportata nell’elaborato REL 07 – Piano particellare – cui si rimanda.

(21)

SISTEMAZIONE IDRAULICA DEI CORSI DACQUA A SUD DELL’ABITATO DI CANNETO –COMUNE DI MONTEVERDI MARITTIMO (PI)

REL A – Relazione illustrativa 20 6. INTERAZIONE CON IMPIANTI E SERVIZI ESISTENTI ED EVENTUALE UTILIZZO DEGLI STESSI

6.1 Interazioni

Come si evince dai punti precedenti della relazione, il progetto degli interventi in oggetto si inserisce nel contesto del reticolo idraulico per il drenaggio delle acque di aree in parte urbanizzate (con deflusso attraverso elementi tipici delle fognature per acque bianche) e in parte destinate ad altri usi, con scolo assimilabile al deflusso naturale in assenza di interventi. In sostanza, quindi, l’intervento interagisce in maniera sostanziale con la fognatura bianca della zona di Canneto sulla quale si interviene anche direttamente modificando la posizione dello scarico della stessa nel reticolo idrografico «naturale».

Per quanto riguarda le interazioni con altri servizi ed impianti esistenti, al momento si ritiene che l’infrastruttura interessata maggiormente dai lavori sia la S. S. n. 329 e il relativo sistema di illuminazione;

non si segnalano particolari interazioni con altri servizi o impianti esistenti né si configurano possibilità di utilizzare in via straordinaria infrastrutture di uso pubblico. In particolare si sottolinea che la viabilità utilizzata dalle macchine operatrici sarà quella pubblica.

Potranno porsi problemi locali in corrispondenza delle abitazioni disposte lungo l’alveo ma sarà sempre garantito l’accesso ai fondi privati. Tuttavia, in occasione dell’adeguamento dell’attraversamento stradale e della deviazione di un ramo della fognatura delle acque bianche in corrispondenza della S. S. n.

329, potrà richiedersi la temporanea o parziale riduzione del traffico.

Vi sono poi interazioni di tipo indiretto o temporaneo, dovute essenzialmente alle lavorazioni durante i periodi di cantiere; in particolare, a questo proposito, si sottolineano quelle con le linee elettriche, che hanno un impatto rilevante anche sulla sicurezza, essendo presenti nell’area di realizzazione degli interventi alcuni pali delle linee ENEL e TELECOM.

Si fa presente che, comunque, la maggior parte delle interazioni evidenziate ai punti precedenti sono di tipo transitorio e, nella maggior parte dei casi, indiretto. In particolare non sono previste opere di attraversamento o intersezione dei nuovi interventi con elementi di infrastrutture a rete esistenti.

6.2 Utilizzo di impianti esistenti

Gli utilizzi previsti sono quelli caratteristici dei cantieri di questo tipo; in particolare si prevede l’allaccio dell’impianto elettrico di cantiere alla rete ENEL e l’approvvigionamento idrico necessario al cantiere attraverso l’acquedotto esistente.

(22)

7. ASPETTI FUNZIONALI

7.1 Profilo delle opere da realizzare

Gli aspetti funzionali delle opere da realizzare sono, fondamentalmente, di natura idraulica e pertanto si rimanda alla Relazione REL 03.2 (relazione idraulica) per una dettagliata descrizione del sistema.

Nel presente paragrafo si ricorda come gli interventi siano mirati all’aumento della capacità di deflusso del corso d’acqua principale, in modo da renderlo adeguato al contenimento della piena duecentennale con il rispetto dei franchi previsti dalla normativa. Tale operazione sarà compiuta attraverso l’allargamento delle sezioni trasversali dell’attraversamento (in particolare), cercando di intaccare il meno possibile le aree adiacenti al corso d’acqua e tenendo conto della fenomenologia del trasporto solido. Inoltre, visti i problemi generati dai dissesti emersi nel corso dei sopralluoghi effettuati in sito, si è ritenuto opportuno realizzare adeguate opere di protezione di sponda, con scogliere e massi in corrispondenza di sezioni con paramenti inclinati a 45° o con muretti rivestiti in muratura di pietrame nelle zone con pareti verticali.

7.2 Accessibilità

Nell’ambito delle lavorazioni di cantiere e una volta terminati i lavori di messa in sicurezza sarà garantita l’accessibilità al reticolo idraulico: la via di accesso principale rimane in ogni caso la s.s. n. 329 del Passo di Bocca di Lupo, dalla quale si possono facilmente raggiungere le aste oggetto di studio e le aree ad esse adiacenti. Qualora, per esigenze di contenimento delle portate di progetto, sia necessario realizzare rilevati arginali, sarà opportuno prevedere opportune rampe per garantire l’accesso alle macchine che effettuano le operazioni di manutenzione del corso d’acqua. Viste le limitate dimensioni delle sezioni di progetto non è indispensabile realizzare rampe per la discesa in alveo (la manutenzione può essere effettuata direttamente dalle sponde).

Afbeelding

Updating...

Referenties

Gerelateerde onderwerpen :