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Tesi di laurea per il corso degli studi di Romaanse Talen en Culturen (materia principale: lingua italiana) presso l’università di Groningen (RuG)

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Anouk Jager (1266233)

Scriptie ter afsluiting van de studie Romaanse Talen en Culturen (Italiaans) aan de Rijksuniversiteit Groningen (RuG)

Boordeling door: prof. dr. P.G. Bossier Tweede lezer: drs. M.C. D’Angelo

Groningen, 9 februari 2008

Tesi di laurea per il corso degli studi di Romaanse Talen en Culturen (materia principale: lingua italiana) presso l’università di Groningen (RuG)

Relatore: prof. dr. P.G. Bossier Correlatrice: prof.ssa M.C. D’Angelo

Groningen, 9 febbraio 2008

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C’è chi, qual lui

Vediamo, ha tali i cortigian formati Ariosto.

Lacrime, voce e vite a’banchi marmi Castiglion, dar potesti, e vivo esempio A Duci nostri, anche in te sol contempio Com’uomo vinca la morte, e la disarmi

Torquato Tasso.

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Indice

Introduzione. . . 4

1. Il cortigiano. . . 8

1.1 La storia del comportamento ideale. . . 8

1.2 I cortigiani. . . .10

1.3 I dialoghi cinquecenteschi. . . .13

2. La corte. . . .16

2.1 La corte, le Accademie e i sodalizi. . . 16

2.2 La corte e il Cortegiano. . . .18

3. La vita di Castiglione. . . . . . .22

3.1 Castiglione e Italia. . . 22

3.2 Castiglione e Spagna. . . .26

4. Le amicizie e conoscenze di Castiglione nella sua vita. . . .29

4.1 Le amicizie con alcune donne. . . .29

4.2 Gli amici autorevoli di Baldassare Castiglione. . . .32

4.3 Gli amici di grado inferiore di Baldassare Castiglione. . . .33

5. Prima della pubblicazione, i manoscritti mandati ad alcuni amici. . . 40

5.1 Le tracce lasciate da Castiglione. . . .40

5.2 L’attesa del libro. . . .41

5.3 Il messer Paolo, il re di Francia, Bembo e Sadoleto. . . .43

5.4 Ippolito d’Este, Alfonso Ariosto e Mario Equicola. . . 48

6. La copia inviata a Vittoria Colonna. . . 51

6.1 La corrispondenza tra Castiglione e Vittoria Colonna. . . 51

7. I riferimenti al Cortegiano prima della sua pubblicazione. . . 56

(4)

8. Il manoscritto in tipografia. . . .59

8.1 Il manoscritto Laurenziano. . . 59

8.2 Il manoscritto mandato a Venezia. . . . . . 60

9. I lettori del libro il Cortegiano. . . .70

9.1 La fortuna del Cortegiano. . . .70

9.2 L’accoglienza del libro in Italia. . . .72

9.3 Le traduzioni del Cortegiano. . . .73

9.4 Le città importanti per la diffusione del Cortegiano. . . .75

Conclusioni. . . 78

Appendice. . . 83

Appendice 1. . . .84

Appendice 2. . . .85

Appendice 3. . . .86

Appendice 4. . . .87

Appendice 5. . . .88

Appendice 6. . . .89

Appendice 7. . . .90

Bibliografia. . . . . .106

(5)

Introduzione

L’età del Rinascimento e dell’Umanesimo occupa il Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento. Quando si vuole fare riferimento a questa epoca si parla in generale di Rinascimento, Umanesimo o semplicemente di civiltà umanistico-rinascimentale. L’inizio dell’Umanesimo caratterizza tutto il Quattrocento, il Rinascimento invece occupa i primi trent’anni del Cinquecento. Tuttavia, i due movimenti si possono considerare insieme, e nonostante le differenze, sono legati grazie ad una continuità di atteggiamenti e di obbiettivi.1 L’Umanesimo è stato veramente un movimento che trattava dello studio e della ricerca dei classici, ma fondava anche un’altra mentalità per quanto riguarda le nuove riflessioni della vita fondata sulla centralità dell’uomo e anche per questo più libera e più curiosa. Possiamo affermare che l’Umanesimo ha lasciato spazio al Rinascimento, un movimento di gran rovesciamento della civiltà italiana ed europea. Era un’epoca di considerevoli attuazioni sul piano artistico-culturale.

Il valore fondamentale di un’umanista era naturalmente l’umanità (humanitas), che s’intende come una qualità che si poteva apprendere da chi frequentava gli studia humanitatis.

Questa qualità esemplificava la dignità di un uomo e la sua distinzione dagli animali, che mancavano di linguaggio e quindi non potevano distinguere il bene dal male.2 Il Cinquecento ha raccolto i frutti del lungo e laborioso Quattrocento umanistico e durante questo secolo il movimento maturò ancora di più.

Nel corso del Quattrocento e soprattutto nel primo Cinquecento la relazione tra gli intellettuali e la società stava cambiando. Nel Medioevo un letterato aveva in genere un’altra professione, spesso erano giudici, notai, o mercanti, che si dedicavano alla letteratura per piacere. L’erudito umanista era un uomo di professione che manteneva stretti rapporti con la corte e la chiesa. Insomma possiamo dichiarare che il modello di un erudito umanista era un intellettuale cortigiano che, inoltre a lavorare per il suo signore, era direttamente coinvolto nella vita di corte.3

Un’opera letteraria ha una funzione rilevante e ha un ruolo importante

nell’elaborazione e nell’integrazione di culture diverse. Ha un ruolo sociale e spesso diventa

1 Balboni, Paolo & Cardona, Mario, Storia e testi di letteratura italiana per stranieri. (Perugina: Guerra, 2002), p. 52.

2Burke, Peter, The fortunes of the courtier: the European reception of Castiglione’s Cortegiano. (Cambridge:

Polity Press, 1988), p.18.

3 Balboni, Paolo & Cardona, Mario, Storia e testi di letteratura italiana per stranieri. (Perugina: Guerra, 2002), p. 53.

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un testo d’identificazione per persone di un’epoca specifica. Si possono vedere le opere letterarie come uno specchio fedele di avvenimenti riguardo ad un certo periodo. Il genere letterario più tipico del Quattrocento era il trattato e continuava ad essere popolare per tutto il periodo del Cinquecento. Un trattato è un’opera in prosa che presenta un’indagine di un problema e tutti i suoi aspetti. Nei trattati umanistico-rinascimentali si trattavano tanti temi diversi; dai dibattiti sulla questione della lingua alla discussione del formare un cortigiano ideale e perfetto. Appariva, infatti, un genere ottimo per illustrare i nuovi valori e la nuova visione del mondo. I trattati avevano spesso la forma di un dialogo, dato che essa era la più conveniente per esprimere diverse opinioni. D’altra parte questa forma rispondeva anche ad una caratteristica tipica per la cultura del tempo, poiché gli intellettuali s’incontravano spesso per discutere in circoli privati o in Accademie. L’importanza dell’antichità classica era enorme e si prestava attenzione ai testi di Platone, Cicerone e Aristotele. Tra gli scrittori umanistici che hanno usato questo genere letterario, possiamo trovare i nomi di Leon Battista, Pietro Bembo e Baldassare Castiglione.4 Baldassare Castiglione è un buon esempio di un letterato a tempo pieno, collegato a diverse corti d’Italia, e la sua opera il Cortegiano è stato di grande importanza per le corti europee.

Il conte Baldassare Castiglione è noto grazie al suo unico capolavoro; il Cortegiano.

Era un soldato illustre, un diplomatico, un poeta, ma il motivo perché questa persona è ancora nota, è questo unico libro. Il libro del Cortegiano fu pubblicato per la prima volta dal

tipografo Manunzio a Venezia nell’aprile del 1528 e alla fine del Cinquecento più di cento edizioni furono pubblicate. Le versioni spagnole, francesi, inglesi e tedesche si presentarono e il Cortegiano fu considerato come l’opera in prosa più popolare del Rinascimento italiano.

Durante il Rinascimento, il trattato fu letto per motivi molti diversi e trattato come una guida secondo il comportamento contemporaneo e non secondo i valori di un’età passata. Da una parte il trattato può essere considerato come un’opera innovatrice, come Castiglione, che nel Cortegiano affrontò dei temi come la questione della lingua e nei futuri trattati Castiglione fu spesso indicato come l’inventore della cortigiana lingua.5 Dall’altro lato l’opera faceva parte della tradizione del Rinascimento, ovvero scrivere un trattato sul comportamento ideale, o come Castiglione lo chiamava: l’ideologia dell’esemplarità. In Italia, Castiglione era

canonizzato tanto da diventare un classico letterario, e perciò l’autore e la sua opera dovevano essere studiati a scuola. La prima volta che il libro fu descritto come un classico in questo

4 Balboni, Paolo & Cardona, Mario, Storia e testi di letteratura italiana per stranieri. (Perugina: Guerra, 2002), p. 78.

5 Ossola, Carlo, La corte e il cortegiano: La scena del testo. (Roma: Bulzoni, 1980), p.27.

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modo, era nel 1770, dallo storico letterario Girolamo Tiraboschi. Nello stesso tempo, il poeta Giuseppe Parini, che insegnava all’università a Milano, dichiarò che il Cortegiano meritava d’essere studiato, dato il modo naturale ed elegante in cui l’opera è stata scritta.6

Secondo il Burke, il Cortegiano rappresenta benissimo il movimento rinascimentale. Il testo fu lungamente interpretato nelle maniere diverse, fu criticato d’essere troppo cinico dagli innocenti e come troppo innocente dai critici. È stato visto come entrambi idealistico e

pragmatico, serio e frivolo.7 Robert Samber ha scritto nella dedicazione della traduzione dell’opera, il quale ha pubblicato nel 1724, che il Cortegiano era troppo importante d’essere confinato dentro i limiti d’Italia, neppure era sufficiente che fu letto, amato e ammirato dalle corti più elogiate dell’Universo, a meno che non, a fine di diventare più familiare a loro, si debba metterlo nella tonaca conveniente a ciascun paese.8 Il Cortegiano stimolava una profonda riflessione sugli statuti della comunicazione letteraria: da un lato grazie alla ricerca di una forma perfetta da parte di Castiglione e d’altra parte grazie all’abilità del lettore. Di conseguenza l’opera godeva di molta fama e notorietà, era un’opera che avrebbe avuto un’importanza considerevole nel corso dei secoli, si diffuse dalla corte d’Urbino alle corti di molti paesi in Europa e il testo passò persino i confini d’Europa. È uno dei libri più letti, amati, e imitati per secoli, e ancora oggi è famoso in tutto il mondo. È certamente uno dei modelli più alti della fatica di scrivere o come dice il Quondam: uno dei più documentati, e

appassionanti, laboratori della perfezione classicistica.9

Questa tesi sarà interamente dedicata a documentare lo sviluppo del Cortegiano e la fatica ventennale che Castiglione ha impiegato, scrivendo l’opera. Un fatto interessante riguardo al libro è che il Cortegiano era già noto, atteso e richiesto da tempo, prima che il libro fosse finalmente pubblicato. Il primario obiettivo di questa tesi sarà: provare a fare un’immagine chiara perché il manoscritto fosse già noto e fare una ricostruzione della circolazione del manoscritto di Castiglione, prima che il libro fosse pubblicato realmente nel 1528. Per avere un’idea chiara, perché l’opera era già interessante per tante persone nel periodo prima della pubblicazione, indagheremo il tema del cortigiano nel primo capitolo. Di seguito, tratteremo anche l’ambiente e la funzione della corte in questa epoca, dato che la storia del Cortegiano si svolge alla corte, ma anche perché la corte ha probabilmente avuto un gran ruolo riguardo alla

6 Burke, Peter, The fortunes of the courtier: the European reception of Castiglione’s Cortegiano. (Cambridge:

Polity Press, 1988), p.133.

7 Ibid., p. 9.

8 Ibid., p. 7.

9Quondam, Amadeo, Questo povero cortegiano: Castiglione, il libro, la storia. (Roma: Bulzoni, 2000), p. 14.

(8)

diffusione del manoscritto. Per fare una buona ricostruzione, è necessario mostrare alcuni eventi importanti della vita dello scrittore, e perciò il terzo capitolo sarà dedicato alla biografia di Castiglione. Nel quarto capitolo tratteremo i circoli di amici e conoscenti dello scrittore per dare un’immagine chiara della sua vita sociale. Sarà necessario di avere

un’immagine chiara di questi circoli per capire l’importanza di queste persone riguardo alla diffusione del manoscritto prima della pubblicazione, che sarà studiata nel quinto e nel sesto capitolo. Il settimo capitolo tratterà dei riferimenti al Cortegiano prima della pubblicazione, per mostrare che il manoscritto era sempre più noto, anche da altri scrittori. Poi andremo a studiare l’ultimo stadio del manoscritto, un periodo interessante per la nostra ricerca, ovvero il manoscritto in tipografia. Infine studieremo i lettori del libro del Cortegiano e con ciò anche l’esplorazione di reazioni e responsi dei lettori dell’opera, divisi in una gran parte del mondo.

Nelle conclusioni, daremo un resoconto della nostra ricerca.

(9)

1. Il cortigiano

Il Cortegiano è un’opera che possiamo includere nella lista delle descrizioni di codificazione degli ideali di vita, fatte da scrittori dell’occidente, un tema preesistente, ripreso dall’epoca della Grecia antica. Può essere considerato come un testo che rivela gli ideali di vita del passato. Prima che andiamo a studiare la storia e la diffusione dell’opera, sarà utile di indagare sul tema del cortigiano in genere, dato che Castiglione l’ha scritta specialmente per queste persone.

1.1 La storia del comportamento ideale

Per studiare il cortigiano e la storia degli ideali di vita, possiamo porre l’attenzione su certe parole chiave che derivano dalle scritture che trattano questi temi. Nella Grecia antica, per esempio, si usava la parola greca areté, che si avvicina al significato di eccellenza, l’uomo con il più areté era ariostos, da ciò è derivata la parola aristocrazia che significa letteralmente la dominazione del migliore e praticamente la dominazione di una nobiltà ereditaria.10 Un altro esempio di una parola chiave che spesso ritorna in tanti libri, è autocontrollo, una parola usata sia da Aristotele come Xenofone. Come per esempio l’uomo che Aristotele ha

rappresentato nelle sue Etiche; era superiore rispetto ad altri, coraggioso, liberale e doveva camminare e parlare lentamente. Cicerone usava decorum ossia l’adattamento al

comportamento sociale, ma implicava anche l’autocontrollo, l’autocoscienza ed il controllo dell’intelligenza. Si doveva soprattutto evitare il comportamento esagerato.

In questa epoca si fece soprattutto attenzione a parlare in pubblico, si fu supposto di conoscere le azioni e i gesti giusti e in questo modo una buona autopresentazione poté sorgere così come un uomo della classe dominante conveniva. I consigli come questi possono

raccontarci del comportamento ideale di certe persone, i lettori destinati, in un periodo specifico.

Anche Ovidio ha dato la sua visione dell’alta società romana, il suo tono era deliberamene frivolo e cinico, ma anche lui accentava la calma e la negligenza, le quali rivelavano l’autocontrollo. Per esempio, ci racconta che il giovane che vuole avere successo nell’arte dell’amore, deve indossare una toga pulita, avere un buon taglio, e deve pulirsi le unghie, ma non deve fare troppo attenzione al suo aspetto: un aspetto noncurante è adatto a uomini (forma viros neglecta decet). L’arte produceva l’illusione di spontaneità (ars casum

10 Burke, Peter, The fortunes of the courtier: the European reception of Castiglione’s Cortegiano. (Cambridge:

Polity Press, 1988), p.9.

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simulat), come dimostra la frase seguente, l’intenzione dell’arte è celare l’arte (ars est celare artem).11 Gli scrittori come Cicerone e Ovidio avevano naturalmente anche i punti dei vista diversi, ma possiamo considerarli come guide influenti se si tratta del comportamento rispetto alle classi più alte.

Nel Medioevo nel mondo romano si descriveva il comportamento ideale, ma vi si rivolgeva soprattutto al clero. Il testo probabilmente più famoso fu scritto da S. Ambrose, un vescovo di Milano; De Officiis Clericorum. Il testo assomiglia tanto ai testi di Cicerone e si tratta del fatto che i preti devono emanare in primo luogo la modestia ed essenzialmente non possono godere delle cose che fanno. Quindi di nuovo la parola chiave dell’autocontrollo fu sollevata dallo scrittore, e questo aveva una grande importanza nell’opera riguardo al

comportamento ideale creato da Ambrose. Il testo era in gran parte presente nelle biblioteche monastiche e nelle cattedrali di questo periodo. Questa forma, riguardo al comportamento, scritta per i cleri, è stata secolarizzata successivamente e il ruolo di protagonista fu assunto dalla laicità.

Nel Dodicesimo secolo ci furono già delle persone che s’interessarono allo studio sul comportamento ideale. Soprattutto le regole di condotta per il gruppo relativamente nuovo diventarono importanti, ovvero i cavalieri. Le regole, che i cavalieri dovettero osservare, vennero annotate; come le regole riguardo al campo di battaglia o alla vita quotidiana . La cortesia fu descritta come un’invenzione medioevale, dato che la parola latina curalitas fu trovata per la prima volta nel dodicesimo secolo. In questo periodo il comportamento alla corte assumeva un ruolo molto importante, la corte diventò il posto del processo civile.12 In questa epoca il vocabolario del comportamento ideale cresceva enormemente, ma anche la corte ricevette più prestigio grazie alle corti, come la corte del re Arturo.

Il roman courtois è un genere che tratta dei cavalieri e dei temi come la cavalleria, la cortesia e i valori del campo di battaglia e della corte. In questo genere anche le donne

avevano un ruolo significante. Il roman courtois piaceva alla nobiltà europea, specialmente in Italia dove opere come Orlando Furioso furono scritte. Il numero dei trattati del

comportamento ideale cresceva e quando l’epoca degli umanisti arrivò, questa tradizione raggiungeva il suo culmine.13

11 Burke, Peter, The fortunes of the courtier: the European reception of Castiglione’s Cortegiano. (Cambridge:

Polity Press, 1988), p.12.

12 Ibid., p. 15.

13 Ibid., p. 15.

(11)

L’adesione alle regole di comportamento, date dagli scrittori, diventò convenzionale e le cortesie pretendevano e garantivano le buone maniere e i gesti, che rapidamente diventarono automatici per le persone.

1.2 I cortigiani

Castiglione era come molti altri un cortigiano, ma per la nostra ricerca sarà utile studiare chi fossero questi cortigiani, questi uomini intellettuali che vissero alle corti europee e quale fosse la struttura delle loro vite.

Un cortigiano era spesso un uomo delle armi o un diplomatico, un segretario o una persona che dava i consigli al suo padrone, il principe. Si tratta di un uomo di cultura, per molti aspetti, nuovo e diverso, profondamente legato alla tradizione umanistica e, tuttavia, volto ad

utilizzare la sua formazione per compiti, attività e professioni che hanno acquistato una rilevanza sempre maggiore con il radicale mutamento delle circostanze storiche.14

Possiamo dire che il cortigiano è nato nel Quattrocento. La situazione politica era la causa per cui le corti cominciarono ad aver bisogno di una competenza e un’acutezza intellettuale. I cortigiani provenivano spesso dalla classe media e dalla piccola nobiltà, e al posto della sola funzione dell’uomo d’armi, avevano trovato un’alternativa, ovvero l’uomo degli affari intellettuali. Non solo le piccole corti ebbero bisogno di questi uomini, ma la loro professione diventò anche importante nella scena delle corti delle grandi monarchie europee.

Avevano dei compiti nella vita politica della corte del loro tempo, e davano un contributo importantissimo a questa scena, sia nell’organizzazione sia nello sviluppo di nuove forme riguardo al rapporto con i poteri politici. Con l’andare del tempo ricevettero una posizione rilevante in questo sistema, che intorno agli anni trenta del Cinquecento aveva a che fare con una transizione e con una crisi seria. Ma nei primi decenni del Cinquecento questo ‘mondo’

era ancora molto ricco e complesso, pieno di conflitti, nel quale dunque questo nuovo ceto di intellettuali poteva specializzarsi.

Possiamo considerare l’opera di Baldassare Castiglione come uno ‘specchio’ della cultura e del comportamento ideale del diplomatico e consigliere cinquecentesco. Il Prosperi ci racconta che era un ‘modello’ effettivamente operante, al quale s’ispirano, poi, generazioni di ‘cortigiani’ europei, e progetto di uno ‘stile’ che ha lasciato larga traccia di sé nei centri ove furono elaborate alcune delle esperienze culturali e letterarie più interessanti del

14 Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano: Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 174.

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secolo.15 Il testo dà un’immagine realistica della vita politica cinquecentesca, ma anche del lavoro che un cortigiano doveva eseguire, sia nella corte sia nella vita fuori della corte. I cortigiani furono considerati come guide o mentori dei principi e così avevano un compito importantissimo riguardo al controllo su tutte le forme della vita cortese, di cui il principe manteneva naturalmente la posizione più alta. Il cortigiano diventò indispensabile per il suo padrone, il principe.

Se andiamo a studiare la loro formazione culturale, possiamo comprendere meglio perché questi cortigiani avevano una fortuna così grande e influente alle corti europee. Il Vasoli ci dà il suo parere che il cortigiano abbia, in genere, una buona se non un’ottima formazione letteraria; anzi, proprio da questo ceto vengono i maggiori rappresentanti della nostra letteratura cinquecentesca. Si tratta di Ludovico Ariosto o di Pietro Bembo, di Della Casa o di Guicciardini, tutti scrittori che, almeno per un periodo della loro vita, hanno svolto un’attività di tipo diplomatico. La loro cultura è fondata, come quella di Castiglione, sullo studio dei classici e il possesso delle tecniche di persuasione elaborate dagli antichi; insomma, sul dominio di strumenti mentali e linguistici estremamente utili a chi, come il diplomatico di questi tempi, deve formare con precisione e chiarezza, descrivere e interpretare situazioni politiche estremamente complesse, delineare sviluppi e conclusioni probabili, muoversi con abilità nell’oscuro intrico di diritti, privilegi, antiche e nuove pretese, reso ancora più impervio da continue sovrapposizioni di norme giuridiche e di giurisdizioni diverse.16

Grazie alle opere che hanno scritto, riusciamo a vedere quali furono i loro rapporti diplomatici e di cosa ebbero bisogno per una preparazione precisa riguardo ai tanti incarichi.

La loro conoscenza dell’età antica gli era utile per valutare il corso degli eventi presenti, prevedere le situazioni in evoluzione, intendere la psicologia e le possibili reazioni dei protagonisti con un atteggiamento mentale che non fu una prerogativa esclusiva del Macchiavelli.17

Già da secoli la società aristocratica si è sviluppata come le elites dei centri più alti di poteri e quindi anche i loro codici comportamentistici. Come il Vasoli ci spiega che la precettistica di tipo schiettamente umanistico che è svolta nell’opera del Castiglione, rappresenta, certamente, una delle vie che permisero la progressiva elaborazione di un modello assai rispondente alle necessità politiche del tempo, non meno che al bisogno di una nuova iniziazione culturale che s’imponeva a chi doveva custodire una diversa immagine

15 Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano: Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), 175.

16 Ibid., p. 183.

17 Ibid., p. 183.

(13)

dell’autorità e del potere.18 La fortuna dell’opera di Castiglione conferma la popolarità crescente di questo tema, perché dimostra come quel modello fosse atteso e recepito con notevole rapidità e sentito come ‘proprio’ da uomini di diversa nazionalità, formazione e cultura che assimilarono, magari nel comportamento esteriore, i canoni elaborati da una civiltà ormai divenuta comune.

Il motivo per cui l’opera di Castiglione veniva sempre definita come un modello perfetto, è probabilmente perché lo scrittore poteva essere considerato come un rappresentante buonissimo di un cortigiano intellettuale. Esso, quindi, come diplomatico italiano del

Rinascimento sapeva come nessun altro di che cosa stava scrivendo. Molti uomini avevano la stessa origine e, come lo scrittore, avevano quindi la stessa destinazione; essere un

diplomatico della corte. Era già stato scritto tanto di questo tema, soprattutto tra la fine del Quattrocento e nel primo ventennio del Cinquecento. Un esempio è un testo scritto da Lodovico Alamanni nel 1516 che trattava i costumi cortesani,19 quindi i compiti di un uomo di servizio furono abbastanza conosciuti.

Con il passare del tempo, la diplomazia cambiava e dunque anche le tecniche

diplomatiche e le esigenze riguardo al comportamento di cortigiani. Il primo Cinquecento era un’epoca storicamente delimitata e circoscritta da avvenimenti precisamente datati di natura politico-militare: l’epoca recò la fine della tranquillità interna e la prima invasione da parte di Francia verso l’alto nel 1494 e il congresso di Bologna con il consolidamento dell’egemonia imperiale verso il basso nel 1530.20 La cultura del Cinquecento si può definire come un periodo in cui l’individualismo era più energicamente e letterariamente formidabile. Era il periodo delle grammatiche, con le funzioni di strumenti di regolazione e governo del comportamento culturale, come ha fatto il Bembo per quanto riguarda la lingua e il Machiavelli per quanto riguarda la politica, ed esse possono essere descritte come lavori ideologici di rapporti sociali. L’abbondanza di testi dialogici mostra la popolarità del genere nel primo Cinquecento e gli scrittori hanno dato una grande attenzione a questo genere, come ha fatto Castiglione. Il cortigiano fu indispensabile per la società, di modo che l’opera di Castiglione divenne come un libro di studio per chi non voleva commettere uno sbaglio.

18 Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano: Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 184.

19 Ibid., p. 83.

20Floriani, Piero, I gentiluomini letterati: il dialogo e la corte nel primo cinquecento. (Napoli: Liguori, 1981), p. 15.

(14)

1.3 I dialoghi cinquecenteschi

Possiamo assegnare una certa tipologia riguardo al dialogo cinquecentesco, grazie ad alcuni testi dialogici. Tanti scrittori hanno usato il genere del dialogo, come per esempio Pietro Bembo. Nella sua opera De Aetna, probabilmente pubblicata nel 1493, usò già la forma del dialogo, e continuò ad usarlo anche nei suoi testi scritti in volgare. La scelta per questa forma diventa chiara se indaghiamo su come ha applicato il genere, per esempio se andiamo a vedere il personaggio Guidobaldo nel De Guidubaldo, di cui Bembo parla in un ambiente romano. Possiamo presentare due motivi; da una parte vi è la maniera in cui lo scrittore può mostrare il tipo determinato riguardo alla sua relazione con la corte d’Urbino. Se andiamo a vedere alla realtà storica del periodo, il personaggio di Guidobaldo è usato come un giudizio realistico, rappresentando Roma in un modo culturale che a Bembo piaceva di più: quello umanistico e curiale. Dunque il personaggio di Guidobaldo è ambiguo o come dice il

Quondam: è un uomo politico e condottiero, ma anche un protettore di intellettuali, e principe pio ed eroico.21 Con l’esempio di Bembo mostriamo che l’usanza del genere e la sua

applicazione, sia tramite i personaggi sia tramite i temi e la località, possono avere una certa funzionalità e un’importanza storica.

In più possiamo prendere il dialogo di Pierio Valeriano come esempio, si tratta di un dialogo canonico sulla questione della lingua. L’autore sembra amare la vita libera e varia degli intellettuali e letterati che vivono alla corte di Roma. Mostrava la corte come quella più ideale nel mondo e il posto per eccellenza per fare un testo della lingua volgare. Questo umanista veneto non era tanto convinto dell’inconsistenza teorica della ‘questione’, quanto della necessità di subordinare il problema linguistico al problema delle condizioni che garantivano a Roma la vita dell’uomo di lettere.22 Secondo il Floriano, il gran numero degli italiani che si sono trasferiti a Roma, come scrisse l’Equicola alla sua signora Isabelle d’Este, indica che la centralità di Roma era bene avvertita come centralità dell’unica corte d’Italia in grado di esercitare un ruolo primario, sia organizzativo che culturale. Questa centralità era politicamente riconosciuta dalle piccole potenze italiane nelle quali si teneva corte, e particolarmente a Mantova, Ferrara ed Urbino. Urbino produceva, grazie ai trionfi militari della famiglia Montefeltro, una disposizione a riflettere sulle condizioni del governare, sul principato e sull’educazione della corte.

Secondo il Quondam, il dialogo di Valeriano non sovraccarica di responsabilità improprie la tecnica del dialogo, ma coinvolge personaggi prestigiosi e universalmente noti

21 Ossola, Carlo, La corte e il cortegiano: La scena del testo. (Roma: Bulzoni, 1980), p.76.

22 Ibid., p. 89.

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(oltre ai nominati, di particolare importanza è la presenza del Colocci, personaggi-guida della cultura romana per più di un trentennio), ‘situandoli’ accuratamente in circostanze realistiche (un incontro casuale, una cena in casa del cardinale de’Medici);23 e in questo modo l’uso di una tecnica diventa immediatamente elemento di un’indicazione sociale e culturale. Ed è dunque naturale che in base a questi elementi giocosi, l’autore precisa rapporti e mette a punto l’immagine più persuasiva dell’ambiente ritratto.

Quindi c’erano varie forme rispetto al dialogo nel primo Cinquecento, ma il dialogo fu fatto in maniere piuttosto simili nei metodi di scrittori diversi. Secondo il Floriani, sembra poter intravedere che l’uso del dialogo può essere uno dei modi con cui gli autori pongono la questione più generale del loro rapporto determinato con la società contemporanea; e dunque un’attenzione empiricamente comparativa alle varie soluzioni formali può essere utile sia nella direzione monografica sia in quella dell’indagine complessiva sui letterati italiani nel Cinquecento.24

La forma del dialogo mimetico, come il modello di Tasso, è una che ha creato più possibilità riguardo ai testi dialogici e così apparivano vari tipi. Dalla satira lucianea, che nel primo Cinquecento era più usata fuori l’Italia, tranne l’opera del Pontano e qualche altra opera fatta in Italia, al dibattito tecnico, come i dialoghi trattando il tema linguistico, o i dialoghi letterari e storici, come ha usato il Cortese, alla speculazione filosofica, come l’opera di Sadoleto De laudibus philosophiae.25 Questi tipi di dialoghi potevano avere delle

caratteristiche molto diverse, come l’uso degli elementi comici o certe caratteristiche tecniche che potevano arrivare al dibattito speculativo.

Grazie all’opera il Cortegiano possiamo vedere più caratteristiche del dialogo.

Il testo di Castiglione è l’opera più evidente di un dialogo dietetico (storico o narrativo) del primo Cinquecento. Ha lodato la corte d’Urbino nel suo dialogo volgare, come ha fatto Bembo, ma l’ha fatto in un altro modo e più complesso. Castiglione esigeva dal cortigiano di focalizzarsi sul suo principe e sulle cose che esso desiderava da lui. Lo scrittore considerava il principe come una persona troppo discreta che non poteva partecipare ai dialoghi dei

cortigiani nel Cortegiano. Grazie all’opera di Castiglione ci viene data un’immagine chiara dell’economia d’Italia e d’Europa del Cinquecento e delle corti italiane ed europee d’ancien regime. Castiglione descrisse anche i rapporti tra gli intellettuali e il potere, in cui il primo aveva il potere della parola e l’altro il potere della politica. Purtroppo il letterato, descritto da

23 Ossola, Carlo, La corte e il cortegiano: La scena del testo. (Roma: Bulzoni, 1980), p.90.

24Floriani, Piero, I gentiluomini letterati: il dialogo e la corte nel primo cinquecento. (Napoli: Liguori, 1981), p.

113.

25 Ibid., p. 114.

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Castiglione, stava perdendo la lotta, già negli anni in cui il libro fu pubblicato, esso era sottoposto alle pressioni e alle lacerazioni di poteri religiosi e politici più invadenti, sempre meno disposti a concedere gratuitamente particolari autonomie agli intellettuali.26

Secondo il Floriani, Castiglione usò il dialogo non solo con dichiarato intento d’arte, per dare un ‘ritratto di pittura’, ma anche con precisa intenzionalità storica, usandolo come strumento di significazione. Lo scrittore fece che il ruolo del narratore rimaneva riservato a se stesso e quindi Castiglione si presentò discretamente ma continuamente. Se Castiglione non ha dimostrato la sua presenza così chiara, si potrebbe pensare che non ci fosse l’autore che parlava nel libro, ma invece la corte che presentava un’immagine ideale di se stessa, il ritratto della propria idealità. Nel dialogo raccontato in questo modo, di qualcosa si assottiglia lo spessore proprio del contenuto di pensiero del dibattito, e di qualcosa cresce l’importanza del narratore e la significatività dei personaggi rappresentati in atto di parlare; c’è qui l’ambizione di contemperare verità e celebrazione, sottolineando il controllo dell’autore sui propri mezzi tecnici.27

Con l’opinione del Floriani possiamo concludere questo capitolo, pensa che il Cortegiano sia, come tutti i dialoghi che mostrano un modello sociale, costruito di tratti caratterizzanti che non sono conflittuali. Però il problema tecnico dello scrittore è quello di accordare la durata, indispensabile, della descrizione con l’istantaneità della

caratterizzazione narrativa o mimetica dei personaggi che agiscono.28 Ed è proprio su questo piano, di una strategia dialogica la quale compone continuità del discorso e rappresentazione altamente significativa, che Castiglione vince tutte le difficoltà e compone un ‘ritratto di pittura’ altamente espressivo dei valori cortigiani. Come parecchi dialoghi cinquecenteschi, Castiglione ci ha dato la conoscenza della centralità dell’ambiente cortese nella vita di uomini letterati e intellettuali che vissero nel Cinquecento.

26 Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano: Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 10.

27 Ossola, Carlo, La corte e il cortegiano: La scena del testo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 91.

28 Ibid., p. 93.

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2. La corte

Prima che andiamo a studiare la storia e la diffusione del Cortegiano, sarà utile di indagare le caratteristiche della corte del Cinquecento in questo capitolo. Grazie all’abbondanza dei testi che hanno la corte come il loro tema, possiamo fare un’immagine chiara di questo luogo di cui Castiglione ha scritto il suo capolavoro.

2.1 La corte, le Accademie e i sodalizi

Piero Floriani si è chiesto quale tipo di posto si può assegnare alla corte del Cinquecento: è un

‘luogo’ simbolico, un topos d’affabulazione mitica proteso ad una restaurazione edenica, oppure la sede, architettonica e giuridica, dell’autorità politica: ‘immagine’ o luogo d’esercizio del potere?29 Secondo il Floriani sarebbe comodo per noi verificare sempre e dovunque un modello del tipo seguente: la struttura di potere dà la forma sostanziale alla società; la corte rappresenta rispetto al corpo sociale, che così diventa pubblico, l’immagine nobilitata del potere; l’intellettuale illusionisticamente santifica questa immagine,

consacrandone la funzione storica. Quindi possiamo concludere che la corte e l’intellettuale avevano una legame stretto, da una parte c’era la necessità di un rapporto tra i letterati e la corte, il mecenatismo classico, ma dall’altro lato questo rapporto poteva recare una

conflittualità, ma le relazioni tra gli autori e il tempo loro erano continue e decisive. Una buona citazione della corte la troviamo nell’opera L’Iconologia di Ripa:

La corte è una unione d’huomini di qualità alla servitù di persona segnalata e principale et se bene io d’essa posso parlare con qualche fondamento per lo tempo che vi ho consumato dal principio della mia fanciullezza fino a quest’ora, nondimeno racconterò solo l’encomio d’alcuni, che dicono la corte esser gran maestà del vivere humano, sostegno della pulitezza, scala dell’eloquenza, teatro degli’honori, scala della grandezza et campo aperto delle

conversazioni et dell’amicitie: che impara d’obedire et di commandare, de’esser libero et servo, di parlare e di tacere, di secondar le voglie altrui, di dissimular le proprie, d’ocultar gli odii che non nuocono, d’ascondere l’ire che non offendono, che insegna essere affabile, liberale et parco, severe et faceto, delicato et patiente, che ogni cosa sa et ogni cosa intende de’ secreti de’ prencipe, delle forze de’regni, de’ provedimenti della città, dell’elettioni de’ partiti, della conversatione della fortuna, et per dirla in una parola sola, di tutte le cose più onorate et degne in tutta la fabbrica del mondo, nel quale si fonda ogni nostro operare et intendere.30

La funzione della corte era quella di governare la scena politica. La corte del Cinquecento era il posto che aveva vissuto il suo momento più alto, più potente e più originale. La corte aveva

29 Ossola, Carlo, La corte e il cortegiano: La scena del testo. (Roma: Bulzoni, 1980), p.101.

30 Una parte dell’opera L’Iconologia di Ripa, che viene citata nel Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano:

Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 35.

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ancora un’altra funzione, quella di una scuola di comportamento. Era il posto dove il potere fu perfettamente rappresentato, insieme all’onore. La corte non rappresentava solamente la civiltà, ma era una rappresentazione di rapporti sociali, modello dell’organizzare con una funzione di educatore.31 Alla corte la gente furono informata da tutte le cose interessanti per questa classe di persone. Era il luogo di lavoro per tanti, ma anche il luogo di divertimento, come per esempio le sere descritte nel Cortegiano. Durante queste ‘feste’, le persone venivano in contatto l’una con l’altra e questi contatti erano molto importanti per il mondo sociale. La corte ebbe probabilmente molta influenza sulla diffusione del manoscritto del Cortegiano prima della pubblicazione, dato che il mondo sociale di Castiglione consisteva solamente nelle corti e nelle persone che alloggiavano. Questo è un punto interessante che studieremo nei capitoli seguenti.

La corte era il posto di comunicazione, ma non era l’unico posto con questa funzione, anche i sodalizi e le Accademie ebbero un gran ruolo per quanto riguarda la comunicazione quotidiana. Castiglione non fece parte di un’Accademia o di un sodalizio, che consistevano di gruppi di discutere con un’affiliazione fissata e riunioni regolari, quindi la diffusione in questi circoli del manoscritto per mezzo di azioni di Castiglione sarà improbabile. Ma altre persone che erano già informate della produzione del manoscritto e membro di, per esempio,

un’Accademia potrebbero aver parlato dell’evento. Erano, in effetti, gruppi che combinavano argomenti di conversazioni leggeri con argomenti di conversazione seri. Nei primi anni del Cinquecento, l’Accademia diventò più un gruppo di discussione ed alcune furono anche accessibili per donne. Il Burke ci dà qualche esempio di discussioni fatte da un gruppo di questo tipo. Lo scrittore Matteo Bandello e l’inglese Thomas Nashe hanno registrato le loro discussioni sul cortigiano ideale, ispirate dal libro il Cortegiano.32

Le serate a casa delle persone, e quindi non alla corte, ebbero anche un ruolo

importante riguardo alla comunicazione. Come le serate a casa di Ludovico da Canossa, dove Castiglione soggiornò tanto tempo durante la sua vita. Ludovico raccoglieva in casa sua un cenacolo privato di amici e letterati per discutere, o per fare dei giochi.33 È credibile che durante queste sere l’opera di Castiglione fu discussa, ma purtroppo non ci sono rimasti dei documenti che affermano questa riflessione.

Grazie alla stampa, le funzioni dei gruppi faccia a faccia furono diminuite. Però questi rimanevano a influenzare la scelta dei libri che furono letti e anche come furono ricevuti e

31 Ossola, Carlo, La corte e il cortegiano: La scena del testo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 170.

32 Burke, Peter, The fortunes of the courtier: the European reception of Castiglione’s Cortegiano. (Cambridge:

Polity Press, 1988), p.8

33 Cavagna, Anna Guilia, Schifanoia, 7/1990: p. 156.

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interpretati.34 Adesso possiamo concludere che il sistema della comunicazione orale continuava ad essere così importante come il sistema della diffusione dei testi stampati.

Un’altra situazione caratteristica del primo Cinquecento era, come il Quondam ci spiega: l’intreccio dinamico delle relazioni, il vorticoso scambio di notizie e di esperienze, in mutua sodalitas oltre ogni differenza di posizioni e di convenzioni, esattamente negli stessi termini in cui per decenni, anzi per secolo, a partire da Petrarca, ha funzionato la res

pubblica degli umanisti.35 Non solo soltanto i personaggi come Castiglione, Bembo e Ariosto, dimostrarono una mobilità notevolissima, anche le loro opere viaggiarono, furono richieste con immediata curiosità e date con altrettanto immediata generosità, anche quando erano grezze, in fase di prima elaborazione. Il libro manoscritto entrò nei circuiti comunicativi e ne definì una sorta di canale parallelo di referenzialità.

2.2 La corte e il Cortegiano

Il libro il Cortegiano godeva di molta fama e notorietà e ancora adesso, inoltre aveva un’importanza considerevole nel corso dei secoli, si diffuse dalle corti italiane alle corti di molti paesi in Europa e il testo passò persino i confini d’Europa. Per la ricerca, sarà utile, studiare come l’opera è diventato così famosa.

Il Cortegiano fu letto e appreso tantissimo dalle corti europee. Le corti accolsero il libro come un testo coerente, organico e unitario, pure grazie ai discorsi nel libro che risultavano d’essere omogenei e continui. L’opera fu considerata come un testo che era composto in tutti i sensi in modo esemplare e che dava sicurezza e chiarezza ai lettori. Lo scrittore fu lodato grazie alle discrezioni in modo veridico e alle spiegazioni tutto in una maniera chiara e diretta così tutti potevano seguirlo. Il Cortegiano rappresentò il senso dell’armonia rinascimentale, tutto il suo equilibrio, la sua stessa ragionevolezza, il suo buon senso,36 come formula il Quondam. Il libro poteva sempre essere consultato in caso di dubbio di qualunque cosa che riguardava la corte. Questo è un motivo importante per cui molti scrittori, da Urbino al resto d’Europa, hanno cercato di seguire il suo esempio, provando a ricevere così tanta fama come Castiglione.

Il libro fu pubblicato nel 1528 e così possiamo vederlo come un testo ripassando con la memoria la situazione della corte d’Urbino del passato, dato che il periodo su cui scrisse risaliva a più di venti anni fa. Parlò dei suoi tanti amici che erano morti negli anni passati,

34 Burke, Peter, The fortunes of the courtier: the European reception of Castiglione’s Cortegiano. (Cambridge:

Polity Press, 1988), p.9.

35 Quondam, Amadeo, Questo povero cortegiano: Castiglione, il libro, la storia. (Roma: Bulzoni, 2000), p.102.

36 Ossola, Carlo, La corte e il cortegiano: La scena del testo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 103.

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come il tempo volò, e scrisse sulla vecchiaia. Da tutto il libro si può notare un certo senso di malinconia, questa felice corte urbinate sembrava di non esistere più, dato che la maggior parte dei protagonisti del libro aveva lasciato Castiglione, ma anche perché le corti d’Italia erano in crisi. La corte italiana era in via d’estinzione, grazie alle minacciose potenze europee, di cui il Sacco di Roma è l’esempio migliore. Nonostante tutto, il libro fu letto e adattato nella cultura di molte corti europee come un libro di un presente fuori del tempo, di un presente assoluto. Il Cortegiano non funzionò come mitologia o mitografia di un passato, prossimo o remoto che all’occhio di chi lo legge a Parigi o a Firenze, a Casale o a Madrid; non è il racconto di una stagione, di un luogo, edenici: questo paradiso non è perduto.37 Secondo Quondam, il discorso parla, con forza, al presente: ed è fruibile immediatamente, in presa diretta. Come se fossero, nella letteratura, nella citazione, nella riproduzione, abolite tutte le didascalie dei dialoghi, tutte le cerniere narrative, luoghi del soggetto dell’enunciazione, luoghi della distanza temporale: del passato remoto, per lasciar scattare il dominio del tempo dell’enunciato dialogico, quel presente che si costituisce come tempo reale della ricezione europea del Cortegiano.38 Pure grazie ad esso, il libro è diventato un testo che ha saputo raggiungere una diffusione internazionale, con la conseguenza che il libro è stato studiato, imitato, descritto, e trasformato nel corso del tempo.

Le corti europee ebbero adottato il libro come un codice o grammatica totale riguardo al comportamento ideale e il testo rimase un codice fondamentale per questa società fino alla Rivoluzione francese. La nuova ordine borghese applicò le regole a se stessa con i

cambiamenti necessari, cosicché l’opera aveva una durata influente per tanto tempo. La conseguenza è stata che il libro ha stimolato assai altri discorsi e altre grammatiche; era uno dei primi testi che ha messo in modo questa diffusa produzione discorsiva. Il Cortegiano aveva tutti gli elementi che erano necessari per ricevere questo livello. Quondam pensa che fosse il tronco di questo arbor textualis; la corte (si) parla: primato della grazia e della sprezzatura, rimozione-marginalizzazione del affettazione, dell’eccesso, dello sconveniente, esaltazione del bon giudicio, della mediocrità.39 Sono queste le categorie fondamentali dell’organizzazione del discorso cortigiano, le sue parole d’ordine, le forme assolute della sua produzione, della sua stessa producibilità. La corte nel Cortegiano era come un teatro, perché i gentiluomini dovevano mostrare la loro grazia tramite l’uso, in ogni momento, di una certa sprezzatura, così si può vedere che tutto quello che si fece, fu fatto senza fatica.

37 Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano: Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 18.

38 Ibid., p. 20.

39 Ibid., p. 20.

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Grazie al fatto che Castiglione ha scelto le sale della corte d’Urbino come posto teatrale del Cortegiano, dimostra che la corte esigé un comportamento di simulazione riguardo alla vita politica, a quella economica ma anche rispetto alla vita sociale. Un’altra cosa che possiamo notare, sono i meccanismi reali dell’andamento degli affari di tutte le corti, sia italiane sia europee e i doveri dei cortigiani, ovvero quegli amministrativi, burocratici, politici, giudiziari eccetera. Questo stretto e duplice rapporto tra le corti e i cortigiani era probabilmente l’origine della ricezione mondiale del Cortegiano, considerato la grammatica totale dalle società europee d’ancien regime. Castiglione non ha voluto creare un senso d’idealizzazione del mondo delle corti rinascimentali che non si poteva raggiungere mai e certamente non fu letto in questo modo dai suoi interessati, cortigiani e non. Secondo Quondam, la corte funzionò, invece, come necessario mediatore per la produzione

dell’immaginario, come luogo di ricomposizione e di sublimazione di una coscienza scissa tra la fatica di un lavoro e l’arte di celarla; e in particolare funzionò come strumento

indispensabile d’omologazione di tutti i rapporti, materiali e non, sociali e privati, che l’organizzazione politica della Corte produsse nella forma storica del nuovo ‘principato’, del nuovo Stato. Un’omologazione nel nome della grazia.40

In questa epoca di questo processo culturale, Castiglione ha creato una forma complessiva rispetto alla comunicazione in genere. In primo luogo si tratta della questione della lingua che viene discussa dagli interlocutori dell’opera, in secondo luogo del formar con parole il ‘perfetto cortegiano’, cioè stabilire come un cortigiano dovrebbe scrivere, parlare, mantenere i rapporti sociali, riassumendo: come si deve comunicare. Anche a questo proposito si dovrebbe seguire il codice, comunicare nella lingua cortigiana. Come dice Quondam in base all’opera di Stefano Guazzo la civil conversazione (1574): La

‘conversazione’ è il luogo per eccellenza della pratica quotidiana dei rapporti cortigiani, lo strumento privilegiato del sistema culturale della Corte: luogo e strumento, dunque della

‘sprezzatura’, della dissimulazione dell’arte e della fatica di un lavoro. La ‘conversazione’ è il cuore della ‘forma del vivere’: ed è civile, in quanto ‘l viver civilmente non dipende dalla città, ma dalle qualità dell’animo. La conversazione civile non vuol dire altro che

conversazione onesta, lodevole e virtuosa.41

La volontà di accettare questi ruoli che doveva adottare un cortigiano e di accettare questo modo di vivere, quello di sottomettersi, era così forte grazie alla sicurezza che

produceva questo sistema della corte. Era una scelta di libertà. Grazie al libro del Cortegiano,

40 Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano: Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), p.22.

41 Ibid., p. 59.

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questa volontà crebbe e così diventò un codice totale delle società e delle scene europee delle corti. Per conseguenza le tracce del discorso di Castiglione si possono trovare in molte opere seguenti, come per esempio la grazia, un segno privilegiato ed esclusivo di

(auto)riconoscimento del discorso cortigiano ed una parola d’ordine che rende possibile la riproduzione del discorso originario in tutti i discorsi secondi, anche settoriali, parziali e tecnici. È una traccia della sua impronta profonda.42

Per fare una buona ricostruzione della produzione del manoscritto, è necessario descrivere alcuni eventi importanti della vita dello scrittore, e perciò il capitolo seguente sarà dedicato alla biografia di Castiglione.

42 Prosperi, Adriano, La Corte e il Cortegiano: Un modello europeo. (Roma: Bulzoni, 1980), p. 31.

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3. La vita di Castiglione

In questo capitolo sarà illustrata la vita dello scrittore, per studiare meglio la diffusione del manoscritto prima della pubblicazione, ma anche per capire alcuni eventi riguardo

all’evoluzione del manoscritto del Cortegiano.

3.1 Castiglione e Italia

Ci sono stati alcuni periodi ed eventi nella vita di Castiglione che hanno influenzato il libro in fase di realizzazione. Come le ingiustizie e i contrattempi che lo scrittore ha dovuto

sopportare nella sua breve vita di cinquanta anni.

Ci sono stati tre eventi più significativi che hanno avuto un impatto enorme sulla sua vita personale, ma anche su quella cortese: l’occupazione di Milano nel 1499 dalle truppe francesi di Luigi XII, un evento che ha caratterizzato l’inizio dei secoli di dominazione straniera o di saccheggio della penisola.43 Il secondo evento fu la morte di Guidobaldo da Montefeltro nel 1508, il duca d’Urbino, il suo principe e patrono amato. Dopo la sua morte, la corte d’Urbino perse la sua tranquillità e la sua gloria passò. Per questo Castiglione fu

costretto ad abbandonare il suo ambiente tranquillo e ad arrendersi al mondo diplomatico più duro. Il terzo evento fu il Sacco di Roma nel 1527 per mezzo dei mercenari tedeschi,

specialmente luterani, dell’imperatore spagnolo Carlo V.

Per il resto ci sono stati degli avvenimenti personali come la morte di suo fratello Girolamo, la morte di Falcone e Raffaello e non si dimentichi la morte precoce di sua moglie Ippolita. All’età di ventidue anni Castiglione dovette assumere la responsabilità di diventare capo della sua famiglia, ma grazie al suo carattere forte, Castiglione mostrò forza e una certa sicurezza di sé. Alla fine della sua vita Castiglione aveva raggiunto una posizione diplomatica altissima, come riconciliatore del papa e dell’imperatore e come vescovo d’Avila. Erich Loos afferma che il papa aveva perfino preso in considerazione la possibilità di fare di Castiglione un cardinale.

Castiglione nacque a Casatico nel 1478 da una famiglia nobile che aveva venduto il suo possedimento rurale al nord di Milano e acquistato molta terra nelle vicinanze di Casatico nel territorio di Gonzaga, la famiglia dominante e parenti della famiglia Castiglione. Il padre di Castiglione era il favorito del marchese Francesco Gonzaga, sposato con Elisabetta d’Este.

43 Woodhouse, John Robert, Baldesar Castiglione: a reassessment of the courtier. (Edinburgh: Edinburgh University Press, 1978), p. 6.

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Per completare i suoi studi, Castiglione partì per Milano e grazie al giurista Giovanni Stefano da Castiglione lo scrittore poté frequentare la corte di Ludovico Sforza, il Moro. Nella lettera scritta da Giovanni al padre di Castiglione nel febbraio del 1499, descrisse la progressione del suo protetto alla corte e che la sua presenza fu apprezzata, non solo dal duca, ma da tutti qua.44 Una settimana dopo aver ricevuto la lettera, il padre di Castiglione morì e Castiglione ritornò e si assunse il compito del padre alla corte mantovana di Franceso Gonzaga come consigliere diplomatico degli affari politici e militari.

Nell’ottobre del 1499 Castiglione accompagnò Francesco a Milano per osservare l’entrata delle truppe visto che Francesco era diventato un alleato dei francesi, fu la prima volta che Castiglione vide il re di Francia. La partenza del Moro significava la scomparsa dell’importanza della corte milanese culturale. Molti dei cortigiani milanesi prendevano alloggio alla corte della famiglia Montefeltro ad Urbino ed era un riassunto dei loro doni brillanti e delle loro discussioni civilizzate che Castiglione ha adoperato nel Cortegiano.45 Questa alleanza con i francesi recò la prima campagna militare a Castiglione nel 1503, dato che Francesco Gonzaga muoveva guerra contro gli spagnoli nel regno di Napoli. Ritornando a Mantova si fermarono a Roma dove Castiglione rimase per alcuni mesi e così Roma fu il posto dove incontrò il suo patrono futuro; il duca Guidobaldo da Montefeltro e la duchessa, Elisabetta Gonzaga della corte d’Urbino. Cesare Gonzaga, il cugino di Castiglione e Ludovico da Canossa, l’amico intimo, erano già presenti alla corte d’Urbino. Dopo la persuasione di Francesco Gonzaga, a Castiglione fu concesso il permesso di cambiare la sua fedeltà da Mantova ad Urbino. La corrispondenza conservata di Castiglione dimostra un tempo di felicità e di soddisfazione.

Nel 1505 Castiglione fu invitato dal re d’Inghilterra come rappresentante rituale di Guidobaldo per accettare l’ordine cavalleresco a Windsor. Dopo questo viaggio Castiglione non tornò ad Urbino ma a Siena, poiché il flagello era scoppiato e tutta la corte urbinate doveva ricorrere a Fossombrone. A Fossombrone, la corte d’Urbino attirava un gran numero di individuali dotati di talento, di cui Castiglione ha scritto nel Cortegiano. Nel dicembre del 1505 Guidobaldo mandò Castiglione da Francesco Gonzaga come il suo diplomatico

confidenziale. A Ferrara, Castiglione ricevette la notizia che Francesco voleva arrestarlo, se arrivava a Mantova, ancora per la decisione di cambiare corte, per fortuna fu salvato grazie al richiamo da parte di Guidobaldo nel 1506. Più tardi la sua salvezza fu la duchessa Elisabetta

44 Cartwright, Julia, The perfect courtier, his live and letters, 1478-1529. (London: Murray, 1927), p. 431.

45 Woodhouse, John Robert, Baldesar Castiglione: a reassessment of the courtier. (Edinburgh: Edinburgh University Press, 1978), p. 10.

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d’Este, moglie di Francesco, che intervenne nell’episodio. Nell’agosto del 1506 suo fratello morì, ma malgrado esso, Castiglione doveva ritornare in Inghilterra, dopo essere stato armato cavaliere da Guidobaldo, per ricevere l’ordine del Garter.46

Nel febbraio del 1507 Castiglione ritornò ad Urbino, dove il papa Giulio II stava facendo una sosta in direzione di Roma. Castiglione ha usato questa visita come il momento in cui situava gli eventi raccontati nel Cortegiano. Possiamo dire con certezza che tutti i personaggi del libro sono stati ad Urbino nel 1507, ma probabilmente non tutti erano ad Urbino durante la presenza del papa.47 D’estate fece una visita a Milano per rendere omaggio al re di Francia, che stava celebrando la vittoria della Repubblica di Genoa. Nei mesi seguenti un cambiamento improvviso avvenne, il duca si ammalò e decedette finalmente nell’aprile del 1508.

Il suo successore era un giovanotto di diciotto anni, Francesco Maria della Rovere, il nipote del papa Giulio II e figlio adottivo di Guidobaldo, una persona imprevedibile e infida.

Guidobaldo aveva deciso che sua moglie sarebbe rimasta il reggente finché Della Rovere aveva venticinque anni. Della Rovere era più alle prese con le campagne militari di

Guidobaldo e fece tanto uso dell’abilità diplomatiche e militari di Castiglione. Grazie a questi incarichi Castiglione incontrò tante persone e questi contatti sono stati utili negli anni seguenti per la sua carriera diplomatica.

Nel febbraio del 1513 il papa Giulio II decedette e il successore fu Giovanni

de’Medici, ossia Leo X. Bembo e Sadoleto, amici di Castiglione alla corte d’Urbino, erano diventati segretari del papa, Bibbiena il tesoriere papale e Ludovico da Canossa il padrone del governo della casa papale. Della Rovere dette l’incarico a Castiglione di rimanere a Roma per alcuni mesi e là si riunì con gli amici vecchi d’Urbino, ma anche di Mantova e perfino con alcuni parenti. In questo ambiente Castiglione fu esortato a scrivere dei sonetti e delle poesie.

Al suo amico il cardinale Grimani scrisse: quando penso a Roma, penso a tutti i suoi fascini e vantaggi, Roma è il centro del mondo, a Roma c’è libertà, a Roma ci sono le librerie

splendide e a Roma incontri e conversi con gli uomini d’erudizione. Tutti gli occhi

dell’umanità sono fermati su Roma.48 Nel 1512-1513 fece un abbozzo della vita d’Urbino che appariva più tardi d’essere l’inizio del Cortegiano, ma la vita occupata non gli permetteva di lavorare più al suo libro. Nel 1513 la campagna riguardo al papa e Alfonso I di Ferrara, che fu

46 Il Nobilissimo Ordine della Giarrettier; un ordine britannico di cavalleria.

47 Cian, Vittorio, Un illustre nunzio pontificio del Rinascimento: Baldassar Castiglione. (Città del Vaticano:

Biblioteca apostolica vaticana, 1951), p. 33.

48 Cartwright, Julia, The perfect courtier, his live and letters, 1478-1529. (London: Murray, 1927), p. 371.

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guidata da Della Rovere, gli obbligò a lasciare Roma e grazie a questo incarico Castiglione ricevette il titolo di conte di Novillara. Era un periodo felice per Castiglione, dato che perfino l’alterco con Francesco Gonzaga fu risolto nel 1515.

Dopo una successione di azioni non apprezzate da parte di Della Rovere riguardo al comando delle truppe papali che dovevano opporsi alle truppe francesi, il papa Leo X, lo espulse nel 1515 dalla corte urbinate e lo sostituì con suo fratello, Guiliano de’Medici.

Castiglione provò a risolvere la questione, parlando con il papa e il re di Francia durante il loro incontro a Bologna, ma senza risultato. Possiamo soffermarci sul secondo incontro di Castiglione con il re di Francia, che aveva una grande importanza per Castiglione. Fece conoscenza con la corte reale di Francesco I per mezzo del suo intermediario Alfonso Ariosto, il nipote di Ludovico da Canossa. Nella lettera dedicatoria nel Cortegiano possiamo leggere che il re stesso ha insistito alla pubblicazione del manoscritto del Cortegiano di cui Alfonso gli aveva raccontato già tante cose. Castiglione scrive parole elogiative del re e nel testo sembra essere il potenziale salvatore culturale di Francia che posiziona le prestazioni artistiche sopra la professione delle armi e la gloria della conquista militare.49 Questo episodio è la prima prova della funzione sociale che il mondo cortese aveva in questo tempo, quindi la funzione di luogo dove persone furono informate di cose importanti e possiamo immaginare dunque, che le notizie di questa epoca circolavano fra le corti diversi. Possiamo prendere le conversazioni di Ariosto del Cortegiano come esempio, una notizia che

probabilmente fu diffusa nelle corti non solo da Ariosto.

Castiglione s’impegnò tanto per restituire il titolo a Della Rovere, il che avvenne solo dopo la morte di Leo X nel 1522 e la ricompensa contraddittoria da Della Rovere fu la

sottrazione del territorio di Castiglione che era stato dato allo scrittore un decennio primo. Nel frattempo Castiglione si stabilì a Mantova nel 1515, dove era ancora benvenuto e in questo anno la madre dello scrittore gli suggerì Ippolita Torelli, un nobildonna da una famiglia ferrarese, come la futura sposa. Nel gennaio del 1516 il fidanzamento fu annunciato. I problemi con il suo patrono diventarono più gravi e Della Rovere fu costretto a lasciare

Urbino. Nel marzo del 1516 il fratello del papa morì e il successore del ducato urbinate arrivò:

Lorenzo de’Medici, il nipote del papa. Il 19 ottobre del 1516 Castiglione si sposò la sua Ippolita e nel 1517 il primo figlio nacque, Camillo. In questo periodo Castiglione ha

49 Woodhouse, John Robert, Baldesar Castiglione: a reassessment of the courtier. (Edinburgh: Edinburgh University Press, 1978), p. 24.

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completato la maggior parte del Cortegiano, grazie all’incoraggiamento dei suoi amici letterari.50

3.2 Castiglione e Spagna

Nel febbraio del 1519 Francesco Gonzaga morì e suo figlio Federigo fu il successore. Due mesi dopo morì anche Lorenzo de’Medici, ma non c’era ancora un successore adeguato.

Castiglione tornò a Roma per presentare il nuovo marchese alla corte e per impegnarsi al ritorno di Della Rovere alla corte urbinate. Nel giugno del 1519 Carlo V fu eletto come l’imperatore di Spagna, dopo la morte dell’imperatore Maximilian. Ad agosto Castiglione apprese la notizia tragica, mentre era a Roma, che sua moglie era morta durante il parto del terzo bambino. Perfino il papa Leo X era così generoso che gli desse 200 corone e

stranamente l’invitò ad unirsi al gruppo elitario che cacciava insieme al papa. Da questo momento possiamo notare che Castiglione ricevette sempre di più la fiducia papale, ma purtroppo il papa morì nel novembre del 1521. Un mese dopo, Della Rovere si unì ai francesi e ai ferraresi e così riacquistò il suo ducato urbinate e tolse il castello Novellare di Castiglione per compiacere la città di Pesaro, dove voleva stabilire la sua corte futura.

Adriano, vescovo di Tortosa, diventò il nuovo papa, ma durerebbe qualche tempo prima che lui arrivasse dalla Spagna in Italia. Questo papa desiderò a mantenere la pace tra Francia e Spagna, ma la cospirazione del cardinale Soderini nell’aprile del 1523 causò la conclusione dell’alleanza del papa con l’imperatore. Tutto questo accadde, quando

Castiglione era ritornato a Mantova per qualche mese, ma rimaneva in contatto con il papato grazie al segretario Piperario. Nel settembre del 1523 Castiglione accompagnò Frederigo Gonzaga, che era diventato il capo delle truppe papali, alla campagna per quanto riguarda la cospirazione, ma in questo mese il nuovo papa morì improvvisamente. Nell’ottobre Giulio de’Medici fu eletto come papa, chiamato Clemente VII e la sua designazione fu

accompagnata dall’evasione del flagello.

Il 19 giugno del 1524 Clemente VII offrì il posto di Nunzio a Castiglione alla corte imperiale in Spagna e nel dicembre egli partì. Durante il viaggio di andata, Castiglione fu informato a Lione che il papa aveva firmato un patto con Francesco I e quando arrivò alla corte imperiale sentì che le truppe imperiali avevano battuto l’esercito francese e che il re francese era fatto prigioniero. Nel giugno del 1525 Carlo V e Francesco I firmarono l’accordo di Madrid e da quel momento la paura crebbe che Carlo V voleva dominare l’Italia. Gli stati

50 Cartwright, Julia, The perfect courtier, his live and letters, 1478-1529. (London: Murray, 1927), p. 371.

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italiani erano impegnati a formare un’alleanza grazie all’appoggio del papa e Castiglione ed alcuni altri del legato papale non capivano più le intenzioni del papa. Nelle sue lettere Castiglione provò a persuadere il papa ad un’alleanza con Carlo. Nel 22 marzo del 1526 la lega del cognac fu formata, consistente nel papa, in Francia, in Venezia e in Milano con Henry VIII come il ‘protettore’. Questa mossa non impaurì Carlo V e decise di mandare una forza in Italia per opporsi ai francesi. Il papa accusò Carlo V, facendo uso di Castiglione, di rompere la pace grazie alle sue azioni recenti. La risposta di Carlo V fu l’avanzamento delle sue truppe a Roma nel settembre e il papa fu costretto a fuggire dal Vaticano al Castello Sant’Angelo. Le truppe spagnole avevano, senza il permesso di Carlo V, causato devastazioni enormi a Roma e questo dispiacque tanto all’imperatore, l’evento fu bollato come il Sacco di Roma del 1527.

Durante le tensioni sempre presenti, Castiglione aveva il tempo per rilassarsi grazie agli abbondanti contatti italiani. L’idea di pubblicare il Cortegiano si avvicinava sempre di più, soprattutto dopo tutti gli eventi recenti. Castiglione sapeva, grazie al Sacco di Roma, che la vita delle corti, il tema più importante del Cortegiano, era destinata a sparire. Un altro evento importante fu la morte della duchessa Elisabetta Gonzaga, uno dei protagonisti più rilevanti del libro. Il disaccordo con Vittoria Colonna, che aveva ricevuto una copia del manoscritto e che ha deciso di lasciar circolare delle trascrizioni a Napoli, era per Castiglione l’evento decisivo riguardo alla pubblicazione del manoscritto. Nell’aprile del 1528 la

pubblicazione del libro fu fatta.

Nell’agosto del 1527 il papa scrisse una lettera a Castiglione, che ricevette solo a gennaio del 1528, in cui addossò la colpa, riguardo al Sacco di Roma, a Castiglione. La risposta chiara da parte dello scrittore fu ricevuta bene dal papa, che poi soggiornava nell’ambiente più tranquillo di Orvieto.51 Grazie alle negoziazioni di Castiglione, che

sembrava essere il preferito di Carlo V tra tutti gli inviati stranieri, il papa ottenne il permesso per ritornare a Roma nell’ottobre del 1528. Poi Castiglione accettò l’offerta dell’imperatore di diventare il vescovo di Avila, ma lo scrittore morì il 7 febbraio del 1529. Fu sotterrato a Toledo e il suo funerale fu frequentato dai nobiluomini più significativi di Spagna.

Dopo una vita attiva di breve durata, Castiglione ci ha lasciato il suo capolavoro come un’eredità destinata al mondo in attesa. Tanti eventi nella vita dello scrittore hanno influenzato il libro del Cortegiano, come vedremo, che dal 1528 in poi sarebbe diventato

51 Woodhouse, John Robert, Baldesar Castiglione: a reassessment of the courtier. (Edinburgh: Edinburgh University Press, 1978), p. 36.

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accessibile per tutti gli interessati. Dopo questo riassunto della sua vita, analizzeremo le amicizie e conoscenze di Castiglione, che hanno forse influito sulla circolazione del manoscritto prima della pubblicazione, nel capitolo seguente.

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