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§17 Discorsi dell'arte poetica, p. 12: «Le azioni tragiche movono l'orrore e la compas­

sione, e ove lor manchi questo orribile e questo compassionevole, tragiche più non sono» (e cfr. Discorsi del poema eroico, p. 102).

§18 Discorsi dell'arte poetica, p. 12: «Le azioni [...] epiche non son nate amovernépietà né terrore, né questa condizione in loro si richiede come necessaria; e se talora ne' poemi eroici si vede qualche caso orribile o miserabile, non si cerca però l'orrore e la misericordia in tutto il contesto della favola, anzi è quel tal caso in lei accidentale e per semplice ornamento»; Discorsi del poema eroico, p. 102: «Muovono l'azioni tragiche Torrore e la compassione, e dove manchi il miserabile e lo spaventoso, non sono più tragiche. Ma gli epici non sogliono nell'istesso modo contristar gli animi, né questa condizione in loro si richiede come necessaria; imperoché dice Aristotele che il rallegrarsi della pena delli scelerati, quantunque piaccia a gli spettatori, non è proprio della favola tragica, ma nell'eroica si loda senza fallo; e se talora ne' poemi eroici si vede qualche caso orribile o compassionevole, non si cerca però l'orrore e la compassione in tutto il contesto della favola; nella quale ci rallegriamo della vittoria de gli amici e della perdita de' nemici, ma de' nemici, come sono i barbari e gl'infideli, non si dee avere egualmente misericordia»; Giudizio, in Prose diverse, I, pp. 540-546:

«[...] Aristotile, fornito d'altissimo ingegno e di gravissimo giudizio dotato, conobbe che non tutti gli affetti sono per natura malvagi, ma alcuni buoni anzi che no, prodotti da fecondità della natura; fra' quali, non altrimenti che soglia il loglio fra '1 grano, sogliono germogliar alcune passioni che paiono aver del maligno, come Tinvidia e la malevolenza. Insegnò, adunque, che si purgassero gli animi da gli affetti, e comandò che nella tragedia si faccia questa purgazione. [...] Ma sì come nel corpo, non

§ 17 ’nonosciute*

§18 'della Ar( is tote) le

19 [37r-38r] Vedi a carta 37. L'opposizione1 fatta ad Aristotele che la assomi­

glianza2 o imitazione non sia stata causa della poetica è tutta fondata in l'equivocazione, e l'altra3 opposizione è facilissima a solvere.

[38r] La imitazione richiesta alla poesia non si può chiamare dirittamente imitazione, ma <si> può appellare garreggiamento del poeta e de la disposi­

zione de la fortuna e del4 corso delle mondane cose. Vedi tutta la pagina 37 e 38.

solamente contraria contrariis curantur, ma per giudizio d'Ippocrate ancora similia similibus curantur; per mio avviso, la purgazione degli animi non solamente si può fare da' contrarii, mada'simili; e perché alcune cose purgano il corpo per eccesso, [...]

similmente il terrore e la misericordia e l'ira e l'amore e l'altre passioni possono [...]

purgarci l’animo non per contraria qualità, ma per eccesso. E luna e l'altra maniera di purgazione conviene non solo a la tragedia, ma a la comedia: e benché sia opinione d'Erizio, che le cose vedute muovano maggiormente; laonde per questa la tragedia, che le rappresenta, dovrebbe esser più atta a la purgazione degli animi; nondimeno, per opinionedi sanTomaso nell'ottavo della Politica, le parole, che sono simboli delle cose, più muovono degli spettatoli : e se questa opinione è vera, l'epopeianon sarà men atta a la purgazione degli animi, anzi molto più, perché ella più si vale dell'udito, ch'è senso della disciplina, ed istrumento della purgazione filosofica. Purga dunque l'epopeia l'animo con l'eccesso delle simili qualità, non solamente con le contrarie. Ma fra tutti i modi del purgar gli animi, nobilissimo è quello il quale si fa con le laudi divine, come c'insegna Plutarco [...]. Le persone scelerate non soglion muover com­

passione della loro infelicità; laonde, per giudizio d'Aristotile, non sono convenien­

te soggetto della favola tragica, in cui quel che principalmente si richiede è la mise­

ricordia ed il terrore. Ma si può dubitare se nel poema eroico il poeta possa o debba muover compassione per l'infortunio di persona scelerata, perché da quella di Mezenzio e di Lauso la ricerca Virgilio [...] e quantunque la persona di Mezenzio per se stessa non possa muover la commiserazione, congiunta a quella di Lauso può muoverla. Possono, oltre a ciò, far Mezenzio non indegno di misericordia il valor dell'animo e del corpo, dimostrato quasi egualmente in quella battaglia. Però con lagrime ancora può esser letta la morte del tiranno, quando egli, sicuro di morire, parla magnanimamente co '1 suo nemico [...]. In questa ¡stessa guisa muove pietà Solimano con la sua morte [...]. In questa guisa, volendo io far la favola affettuosa, ho cercato di muover la compassione ancora da' nemici, stimando eh'a' cavalieri cristiani si convenga la pietà usata ancora ne' barbari e negl'infedeli: laonde non debbo meritar biasimo perch'io abbia voluto in tult'i modi e da tutte le persone la misericordia».

§ 19 Discorsi dell'arte poetica, p. 7: «La poesia non è in sua natura altro che imitazione (e questo non si può richiamare in dubbio); e l'imitazione non può essere discompa­

gnata dal verisimile, peroché tanto significa imitare, quanto far simile; non può dunque parte alcuna di poesia esser separata dal verisimile [...]»; Sopra il parere di Francesco Patricio, in Prose diverse, I, p. 420: «Né fallo è d'Aristotele, ma sicurissimo ammaestramento, quando egli dice che tuttalapoesiaè imitazione, perciò che non è alcuna specie la quale non imiti [...]».

§19 Da qui (c. 38r) inizia la mano ¡3 1 oppositi>o<ne 2 as assomiglianza 3 e che l'altra

"dal A

20 [38v] Ci piacciono le cose imitanti le vere che non ci piacciono quando le imitano in parte, ché se in tutto le imitasero e le potessero esprimere, non ci piaccrcbbono. Tali sono le bisce e le carogne dipinte, le quali nella asomi- glianza1 non hanno altro che i lineamenti e i colori simili a le vere; e per conseguenza non hanno il veleno o 'I2 puzzo, né ci appresentano la malizia3 e i4 nocumenti.

[38v-39r] Oppone: non diletta sempre5 l'imitazione: non diletta l'imagine che rinovelli dolore o imagine disonesta a persona onesta. T.6 Solvi: diletta la imitazione per se, attrista per accidens. Vedi diligentemente tutto quel discorso. [42r] Aristotele non intendeva trattar se non di quelle poesie che si fanno in piazza per diletto del popolo, e se tratta delle altre ne tratta per accidens.

21 [42r-v] L'epopeia, perché narrativa e ¡storica, e ha il verso magnifico e atto a comprender molte cose, non è in sua natura se non delle severe, non

§21 Cfr. il § 22.

Sopra il parere di Francesco Patricio, in Prose diverse, I, p. 420: «E particolarmen­

te è molto falso quello ch'egli [/7 Patrizi] scrive: che prima che venissero in scena la tragedia, e la satira, e la comedia, e i mimi, e gli ilarodi, e i magodi, niuno altro poema fu imitazione, perché assai prima, come dice Aristotele istesso nella Poetica, furono imitazione l'Iliade e l'Odissea; [...] e dal Margite prese origine la comedia senza dubbio»; Delle differenze poetiche, ivi, p. 438: «Né già nego al signor Orazio che, se la poesia rappresentativa ha due specie, la tragedia e la commedia, luna delle quali imita l'azione illustre, l'altra la popolare, non ne possa aver due parimente lanarrativa che rassomiglia solo co '1 parlare; l'una come l'Iliade e l'Odissea d'Omero e l'Eneide di Virgilio, l'altra come il Margite e il Moreto [...]. E non volendo noi moltiplicare le differenze oltre quel numero che pone Aristotele, ne segue che in quel generedi poesia il qual imita con le parole solamente, due siano le specie: nell'una delle quali porremo non solo XIliade, ma XOdissea; e ciò dichiara Aristotele, dicendo che XIHade e l'Odissea hanno quel rispetto a la tragedia, che il Margite a la commedia [...]»;

Discorsi del poema eroico, p. 71 : «Ma lasciamo la tragedia e la comedia da parte, e una specie di poesianarrativa laquale, in comparazione della comedia, è come XIliade paragonata alla tragedia, perché in lei s'imitano le cose brutte, come fece Omero nel Margite, ad imitazione del quale fu per aventura da nostri poeti formato il Margut [...]»; Giudizio, in Prose diverse, I, p. 468: «E' con gli altri dal medesimo autore [Gregorio Nazianzeno], nel medesimo luogo, ripreso Omero, quasi scrittore di comedie, o di tragedie più tosto, perch'egli ne' suoi maravigliosi poemi scrisse alcune cose calamitose, altre degne di riso: e ciò dice avendo riguardo da l'un lato a l'Iliade ed a l'Odissea, e da l'altro al Margite; l'uno de' quali poemi, come insegna Aristotile, diede origine a la comedia, e gli altri duo a la tragedia [...]».

Discorsi del poema eroico, pp. 72,149 e 229: «Ma l’operazione della tragedia è di purgar gli animi co '1 terrore e con la compassione, e quella della comedia di muovere

§20 1 asomig = / glioma 2 il veleno del - la correzione è dovuta alla mano a 3 militi a*

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dovendo passare in istoria se non cose tali; e fa contra suam naturam, tirata fuor di strada, nel Margite e ne' simili.

[45r] Omero non diede la forma alla tragedia con l'Iliade e alla comedia con la Odissea, come disse Donato in Terenzio, ma alla comedia col Margite, il quale aveva tal proporzione con la comedia qual gli altri due con la tragedia.

[50v-51r]

Turpitudine

d'animo di corpo

move a riso: sciocchezza senza dolore: move a riso non move a riso: malvagità con dolore: non move a riso

T. Forse la turpitudine non è simplieemente causa di ogni riso, ma di quel

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